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“Ai morti per Covid negato anche il diritto al riconoscimento”

L’appello di 17 sindaci al direttore dell’Asl di Caserta: “Rispettiamo il dolore delle famiglie: venga permesso di assistere alla chiusura delle bare”

“Ai morti per Covid è negato anche al diritto al riconoscimento”. E’ quanto hanno scritto, in una nota inviata al direttore dell’Asl di Caserta Ferdinando Russo, 17 sindaci dell’agro aversano che hanno chiesto un intervento che vada nel solco del “rispetto del dolore delle famiglie”.

Nella lettera firmata da Alfonso Golia di Aversa, Anacleto Colombiano di San Marcellino, Renato Natale di Casal di Principe, Vincenzo Caterino di San Cipriano d’Aversa, Nicola Esposito di Lusciano, Gino Pellegrino di Parete, Luigi Della Corte di Villa Di Briano, Marcello De Rosa di Casapesenna, Valerio Di Fraia (vice sindaco) di Villa Literno, Giuseppe Dell’Aversana di Sant’Arpino, Michele Apicella di Trentola Ducenta, Vincenzo Guida di Cesa, Antonio Tatone di Casaluce, Nicola Affinito di Carinaro, Tommaso Barbato di Teverola, Vincenzo Santagata di Gricignano d’Aversa, Gianni Colella di Succivo si legge: “Molti cittadini che hanno dovuto piangere il decesso di un familiare, a causa di restrizioni imposte da precise disposizioni, oltre a non poter visitare il proprio familiare durante il ricovero in ospedale, nei casi di decesso per Covid-19 non hanno avuto nemmeno il permesso di poter vedere per l'ultima volta il volto del loro familiare prima della chiusura della bara. L'estremo saluto è stato negato e si sono ritrovati il corpo del familiare sigillato, in bara senza aver avuto la possibilità di un ultimo pietoso sguardo al proprio caro. Questo rende ancora più dolorosa la dipartita di un familiare”.

Per questo rivolgono “un accorato appello” al direttore dell’Asl di Caserta “affinchè vengano date “disposizioni agli ospedali dell'Asl per consentire ad almeno un familiare di poter assistere, munito di tutte le disposizioni di sicurezza anti covid, alla deposizione in bara del corpo del familiare. Oppure, di farne richiesta presso le sedi deputate a decidere per questo gesto di umanità e pietà, rendendo quindi accessibile ad un familiare la possibilità di vedere un’ultima volta il proprio caro defunto. Pur nella tristezza e nel dolore, si tratta una piccola consolazione che aiuta in qualche modo a elaborare il lutto.

“Inoltre - si conclude la lettera - facciamo presente che in diversi ospedali d'Italia, si è assistito a scambi di salma, da parte di operatori delle onoranze funebri, a causa dell'assenza di un familiare durante la pietosa composizione della salma nella bara. La presenza di un familiare quindi consentirebbe anche il riconoscimento del defunto a persone care, evitando di aggiungere dolore ad altro dolore e renderebbe meno crudele la morte di una persona malata e sofferente che già era stata sottratta per lungo tempo agli affetti familiari, dando maggior dignità alla morte”.

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