La crisi di bar e ristoranti: "Ristori non bastano. Serve piano per la ripartenza"

Il presidente della Fipe Russo: "Ridurre i costi operativi e calcolare contributo pari al 20% delle perdite da marzo ad oggi"

Il presidente della Fipe Giuseppe Russo

"Bene i ristori ma non basta. Urge un piano per tenere in vita le imprese e farle ripartire dopo un anno in cui di fatto sono rimaste ferme". E' questa la posizione di Giuseppe Russo, responsabile provinciale della Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi in seno alla Confcommercio. 

Con le nuove restrizioni della zona rossa la situazione per numerose imprese - in particolare bar, pub, ristoranti e pizzerie - diventa sempre più difficile con una nuova contrazione (se non azzeramento) dei fatturati che sono destinati a calare con il solo asporto o delivery. "I ristori del governo incideranno in minima parte sulle perdite di attività che sono state fermate - commenta Russo - Serve un piano per far ripartire le imprese evitando un disastro economico. Sui ristori come Fipe abbiamo chiesto al Governo un ristoro che sia pari ad almeno il 20% del fatturato perso da marzo a gennaio 2021 in modo da dare ossigeno ad aziende che rischiano, altrimenti, di non riaprire". 

Non solo i ristori, ovviamente. "E' necessario ridurre i costi operativi che sono a carico delle imprese - dice ancora Russo - Occorre un taglio degli oneri sociali per tutti i dipendenti della ristorazione che rischiano altrimenti, con lo sblocco dei licenziamenti alla fine di gennaio, di ritrovarsi senza un lavoro con un aggravio per le casse dello Stato. Inoltre, serve un intervento ridurre di almeno il 30% i canoni di locazione da marzo a dicembre". A ciò si aggiunga che "una riduzione dei costi deve riguardare anche i consumi" oltre ad una riduzione dell'Iva al 4%. 

Un altro problema che vive il settore è la scarsa liquidità. "Abbiamo proposto un patto con le banche - rivela Russo - Gli imprenditori che hanno fatto richiesta di finanziamenti per l'emergenza Covid deve poter avere almeno un periodo di 2 anni di preammortamento e non 1 mentre per le moratorie pregresse è necessario dare la possibilità di poter cominciare a pagare a partire dal mese di settembre del 2021". 

Per ripartire, infine, appare utile "da un lato incentivare i consumi con una misura come il cash back (la restituzione del 10% degli importi per chi paga in modalità elettronica nda) dall'altro anche un incentivo agli investimenti per le aziende che vogliono migliorarsi ed investire magari in una digitalizzazione. Oggi bisogna tenere in vita queste attività - conclude Russo - Ma bisogna pensare ad un loro rilancio se si vuole vedere la luce in fondo a questo tunnel". 

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