Nel bilancio post dissesto c'è un "rischio buco" da 1,6 milioni di euro

I revisori danno parere positivo, ma certificano che la somma messa negli uffici potrebbe anche non essere finanziata "perché non v'è certezza"

L'assessore del Comune di Caserta Federico Pica

Era un sorriso sornione quello dell’assessore alle Finanze del Comune di Caserta Federico Pica quando venerdì mattina ha visto il parere positivo del collegio dei revisori dei conti (composto da Michelina Bruno, Bruno D’Agostino e Pietro Losco), sebbene poi la delibera del bilancio stabilmente riequilibrato non sia stata approvata perché lo stesso è arrivato solo alla vigilia della seconda convocazione. Ma in vista della prossima seduta già convocata, l’assessore è soddisfatto che il parere sia stato positivo. 

Nella relazione dei revisori, però, non mancano spunti interessanti che, in realtà, qualche dubbio sulla gestione economico-finanziaria dell’Ente lo lasciano ancora. In primis non è stato approvato e consegnato il Documento Unico di Programmazione 2018-2020, insieme con la tabella dei parametri di riscontro della situazione di deficitarie strutturale prevista dalle disposizioni di legge, l’elenco degli indirizzi internet di pubblicazione del rendiconto e del bilancio consolidato.

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Viene ‘scovato’ poi un errore relativo alla spesa relativa al Pip di San Benedetto, per la quale è stato iscritto in disavanzo la somma di 1,5 milione di euro che però era già prevista nell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, col deficit che scende dunque da 5,8 milioni a 4,3. Inoltre viene inserito in bilancio, tra le entrate correnti, uno stanziamento di 1,6 milioni di euro per il quale, scrivono i revisori, “non si ha la certezza dell’incasso in quanto l’erogazione di tale contributo dipende dalla disponibilità dell’erario”. Per risanare il dissesto saranno utilizzati 26 milioni di mutuo, mentre per altri 6 milioni si cercherà di recuperare l’evasione tributaria, anche se i revisori hanno molti dubbi sotto questo punto di vista. Secondo il collegio il Comune ha previsto anche “una somma minore di accantonamento rispetto al fondo crediti di dubbia eseguibilità rispetto alla percentuale minima di accantonamento previsto dalla legge” chiedendo, dunque, di aumentarlo.

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