Il commissario ad acta non fa il suo lavoro, il Tar: non deve essere pagato

Sentenza del giudice dopo la 'transazione' tra un dipendente e il Comune di Casapesenna

Importante vittoria del Comune di Casapesenna dinanzi al Tar, sul ricorso presentato da Lionardo Zagaria, contro l'Ente guidato dal sindaco Marcello De Rosa. In pratica Zagaria chiedeva "l’esecuzione della sentenza del Giudice Unico del Lavoro del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nonché della sentenza della Corte Suprema di Cassazione di conferma della predetta decisione di I grado”.

Il Tar già nel 2018 aveva ordinato al Comune di Casapesenna di reintegrare nel posto di lavoro Zagaria oltre a concedere il risarcimento del danno “mediante il pagamento della retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento alla data di emissione di tale sentenza, oltre interessi legali dalla maturazione di ciascuna posta di credito fino al soddisfo, nonché al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziale per il medesimo periodo".

Il Tar in quella stessa occasione aveva riferito che bisognava dare "all'avvocato Bruno Carbone, il pagamento della metà delle spese processuali liquidate nella stessa sentenza" e cioè “euro 50 per esborsi e euro 3.000 per compensi professionali, oltre accessori di legge”, quale quota parte ad egli spettante, oltre gli interessi legali dalla pubblicazione della sentenza e sino al soddisfo".

E nello stesso momento ha anche nominato Commissario ad acta il Prefetto di Caserta, (o funzionario dallo stesso delegato), affinchè “una volta decorso infruttuosamente il termine suindicato” provvedesse “entro i sessanta giorni successivi alla comunicazione pervenutagli a cura del ricorrente” a dare corso “alla esecuzione al giudicato nel senso e nei termini sopra indicati, compiendo tutti gli atti necessari, ivi comprese variazioni di bilancio, disposizioni organizzative e sottoscrizione di mandati di pagamento, fermo restando che è obbligo degli uffici dell’Amministrazione assicurare piena, tempestiva e puntuale collaborazione al predetto Commissario".

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E qui casca l'asino perché dopo la transazione tra Comune e Zagaria il commissario non ha eseguito l'incarico nonostante abbia "depositato la relazione conclusiva dell’attività svolta in esecuzione dell’incarico affidatogli e con istanza assunta agli atti di questo Tribunale in data 4 marzo 2020 ha richiesto la liquidazione del compenso per l’attività stessa". Quindi in pratica non aveva fatto il proprio lavoro ma aveva comunque chiesto la 'parcella'. Il Tar però è andato in soccorso del Comune visto che "il Commissario ad acta non ha eseguito l’incarico affidatogli laddove è stato disposto il “reintegro nel posto di lavoro” di parte ricorrente, mentre risulta essere stata fatta una transazione tra le parti. Pertanto che non spetti il compenso richiesto dal Commissario ad acta".

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