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Mercoledì, 22 Maggio 2024
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Quando i social sono al servizio del cittadino: ‘Ciò che vedo’ e l'idea che qualcosa si può fare

Quando ci svegliamo la mattina, la prima cosa che ormai viene ‘naturale’ da fare è guardare il cellulare e fare una ‘scrollata’ su Facebook per vedere se ci sono novità. La piattaforma social di Mark Zuckerberg è ormai diventata per tanti il “punto di incontro virtuale” per sapere cosa accade nel mondo che ci circonda. E per quanto questa realtà virtuale possa aver creato danni ai nostri rapporti relazionali, ci sono anche esempi positivi che dimostrano come Facebook e le altre piattaforme social posso essere utili anche ai cittadini.

'Ciò che vedo', quando i social danno fiducia

Oggi abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione su quella che è ormai diventata una vera realtà della nostra provincia, i gruppi Facebook ‘Ciò che vedo in città’ che ormai sono presenti in decine di città di Terra di Lavoro, anche se due sono i punti di riferimenti: Caserta e Santa Maria Capua Vetere. Proprio in questi giorni ricorre il decimo anniversario della nascita del gruppo Facebook di Caserta, realizzato da un’idea di Maria Grazia Manna come supporto all’associazione che porta lo stesso nome. 

Da ‘urban watchers’ a ‘protezione civile social’: il caso Caserta

“Oggi come allora - ci racconta - non c'è una motivazione sociologica o filosofica particolare. Sono una giornalista, abituata all'osservazione. Questa pagina parla di noi, di tutti noi che guardiamo il posto in cui viviamo coi nostri occhi, non con quelli dei racconti della stampa o delle telecamere.Possiamo dire o catturare con l'obiettivo qualcosa che sarà guardato, visto, letto e considerato. Così ho iniziato davvero a guardarmi intorno ed in effetti vedevo cose con uno sguardo nuovo, riuscivo a vederle. Vedevo cose che andavano raccontate e condivise. Perchè non utilizzare Facebook allora? I social si usano per dire di tutto e di più, cose intelligenti e tante altre meno, perchè non riconoscersi nel luogo in cui si vive, prenderne parte in qualche modo, farlo proprio e allo stesso tempo parteciparlo? Mi piace essere cittadina, portare il mio piccolo contributo, far conoscere agli altri cose, ma anche conoscerle in prima persona. Mi piace non sputare nel piatto dove mangio, ma nemmeno mangiare tutto senza gustarlo e chiederne gli ingredienti. Insomma tutto questo è ‘Ciò che vedo in città’”.

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Molti cittadini, ormai, utilizzano il gruppo Facebook per effettuare denunce pubbliche: sembra quasi che sul gruppo non vi sia paura di ritorsioni. “Questo è dettato anche dal fatto che da anni portiamo avanti attività di raccordo anche con le istituzioni ed oggi in tanti ci vedono come filtro tra il cittadino ed il governo locale. Una grande responsabilità per noi che deriva anche da un’affidabilità innegabile. Chi scrive sul gruppo si sente stranamente al contempo esposto e protetto perché abbiamo negli anni costruito un sostrato di serietà da cui non si può più prescindere. E’ un lavoro costante ed incessante che copre quasi le 24 ore, dove i turni si sostanziano naturalmente senza nemmeno doverli cominciare, ci si passa il testimone e chi è sveglio opera sugli aggiornamenti. Vale per tutti l'esempio delle emergenze metereologiche sul territorio, se hai mai notato, nonostante il brulicare di gruppi e pagine cittadine, in quei casi 'Ciò che vedo in città' funge da vera e propria Protezione civile social, con segnalazioni in tempo reale di viabilità, ostruzioni, strade alternative, informazioni velocissime da cui, come sai, assurge sempre più spesso anche la stampa ufficiale”.

Dalle denunce alle minacce: il caso Santa Maria Capua Vetere

Da Caserta a Santa Maria Capua Vetere, l’onda di Ciò che vedo ha assunto ancora più forza. Qui il progetto è stato portato avanti da Donato Trepiccione che ha creato, oltre al gruppo, anche una Fanpage dove raccoglie le denunce dei cittadini (talvolta anche anonime) sia relativi a fenomeni criminali che a problemi quotidiani. “Non vorremmo peccare di presunzione né di falsa modestia affermando che siamo, noi di Ciò che vedo in Città, gli inventori dell’Urban Watching - commenta Donato Trepiccione-. E’ iniziato tutto tanti anni fa, Facebook era appena nato e noi insieme facemmo nascere la “denuncia social”. In alcuni casi sembra che i cittadini preferiscano questi gruppi alle forze dell'ordine per segnalare ‘fatti e misfatti’. “E’ quantomeno sprovveduto l’utente che segnala illeciti solo attraverso i social e non alle forze dell’ordine - chiarisce Donato, che negli anni ha subito anche diverse minacce per la sua ‘azione social’-. Sicuramente essendo diventati un punto di riferimento riceviamo segnalazioni di piccole infrazioni, curiosità, disservizi che poi, grazie alla visibilità che diamo a tali tematiche con i nostri 40.000 followers, spesso si risolvono”.

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Ma non si corre il pericolo di “sembrare di parte”, costantemente contro l'amministrazione di turno e quindi venire politicizzati? “Dobbiamo dire che “godiamo” di una folta schiera di haters e di detrattori. Se essere politicizzati significa amare la propria città, cercare di cambiarla in positivo, offrire gratuitamente la propria opera mettendoci tempo, denaro e passione allora sì. Ma come tutti ormai sanno, siamo completamente liberi e scevri da ogni condizionamento specialmente politico. Siamo, anzi, convinti che ogni politico possa e debba amare di più la propria città, almeno quanto l’amiamo noi. Borsellino amava dire: ‘Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare’. Noi proviamo a cambiare gli aspetti negativi della nostra città col nostro esempio quotidiano”.

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