Sabato, 24 Luglio 2021
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Protesta dei detenuti nel carcere di Aversa. "Negati abbracci ai familiari"

I colloqui vengono permessi solamente con la separazione da un plexiglass o in videochiamata. "E' un qualcosa di inumano"

Il garante dei detenuti Samuele Ciambriello, scrive al Provveditore regionale del ministero della giustizia: “Uniformare le linee guida per i colloqui in tutte le carceri campane”. L’altra sera e per tutta la mattinata di martedì scorso (25 maggio), i detenuti del carcere di Aversa hanno ripetutamente battuto sulle sbarre pentole e altri oggetti per protestare contro la limitazione dei colloqui con i familiari in tempi di Covid. “La battitura” ha creato allarme e attenzione anche all’esterno del carcere, perché il rumore arrivava fin nelle case circostanti la casa di reclusione.

I detenuti protestano perché attualmente sono impediti gli abbracci tra familiari. I colloqui in presenza vengono fatti separando familiari e detenuti con un vetro di plexiglass. Per chi, invece, non può fare il colloquio in presenza, è consentita la videochiamata. Nel carcere di Aversa vi sono attualmente 162 detenuti, di cui solo 10 non sono vaccinati.

L’istituto penitenziario di Aversa è anche una “casa-lavoro” per più di 42 detenuti. Un istituto normativo nato negli anni ’30, che oggi dovrebbe essere largamente superato. Infatti consente che chi ha finito di scontare una pena e viene ritenuto ancora “socialmente pericoloso” può essere internato nella casa di lavoro per altri due anni. Di solito capita agli ex detenuti, internati nelle cosiddette R.E.M.S (Residenze per l’Esecuzione della Misura di Sicurezza) che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari. Attualmente vi sono 325 persone in tutta Italia nelle “case lavoro”.

La protesta, che è finita nella tarda mattinata, grazie anche alla mediazione della direttrice Stella Scialpi, era indirizzata verso la magistratura di sorveglianza. I detenuti chiedono anche permessi di uscita all’esterno, così come avviene negli altri istituti di pena, considerato anche che ad Aversa transitano detenuti che sono ormai a fine pena o che scontano piccole condanne. Ma il magistrato di sorveglianza ha fatto sapere, attraverso una missiva indirizzata anche ai detenuti, che finché non sono tutti vaccinati o fino a quando non c’è una normalizzazione all’esterno del carcere, le disposizioni per i colloqui restano sempre le stesse.

Intanto la direzione del carcere sta organizzano la possibilità di fare dei colloqui all’aperto negli ampi spazi del carcere nei giardini, senza il plexiglass. Sta predisponendo un’area attrezzata dedicata proprio ai colloqui, ma ci vuole ancora del tempo per renderla operativa.

Intanto il Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, ha scritto al Provveditore Campano per l’Amministrazione Penitenziaria, chiedendo che dal primo giugno ci sia una uniformità nelle linee guida per il numero dei familiari che i detenuti possono incontrare sia per le modalità in presenza che videochiamata.

“Se non c’è uniformità si creano disagi, perché attualmente ad Aversa – spiega Ciambriello – la direttrice ha consentito che chi non può fare colloqui in presenza farà i colloqui in videochiamata. A Poggioreale, per esempio, ciò non è consentito. Anche per questo ho scritto al provveditore regionale delle carceri perché detti linee guida uniformi per tutte le carceri della Campania. Questo può evitare ulteriori tensioni nelle carceri”. “La protesta, è rientrata – dice un familiare all’esterno del carcere di Aversa, mentre esce dall’istituto di pena – ma la tensione resta. Speriamo che tutto si possa tranquillizzare”.

“Sono contento di apprendere che la mediazione della Direzione del carcere – dice Samuele Ciambriello, Garante regionale dei detenuti – sta portando a creare anche situazioni tali che consentano di fare i colloqui all’aperto con una distanza fisica tale da rendere sicuri gli incontri. E poi sono ulteriormente contento che ad una quindicina di detenuti si darà la possibilità di reinserimento sociale perché è stata sottoscritta una convenzione tra il carcere, l’ufficio del garante e il Comune di Aversa per utilizzare all’esterno questi detenuti. È una possibilità concreta di reinserimento sociale. Non solo ma ci sarà la possibilità di utilizzare anche altre borse lavoro, di cui 7 messe disposizione da questo Ufficio, che consentiranno ad altri detenuti di utilizzare il diritto al lavoro per reinserimento sociale”.

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