Venerdì, 14 Maggio 2021
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‘Guerra’ sul box auto abusivo, la decisione del Tar

Il provvedimento dei giudici sul ricorso contro il Comune di Aversa

Il permesso a costruire in sanatoria rilasciato dal Comune di Aversa al signor F. per la realizzazione di un box auto situato nello spazio sottostante un condominio della città normanna è corretto. Il Tar della Campania ha rigettato il ricorso presentato da M.S., che chiedeva l’annullamento dell’atto. La signora riteneva infatti che il destinatario del permesso non fosse proprietario esclusivo del suolo interessato, poiché lo stesso avrebbe natura condominiale. Veniva contestato, dunque, l’operato dell’amministrazione comunale in quanto avrebbe rilasciato permesso di costruire in sanatoria ad un soggetto che non era proprietario del bene.

Con la sentenza n. 1094/2019 del 26 febbraio i giudici del Tar Campania hanno respinto tale tesi, accogliendo le censure sollevate dall’avvocato Vittorio Scaringia, difensore del Comune di Aversa, ed hanno ritenuto corretto l’operato dell’amministrazione comunale

Infatti le norme in tema di sanatoria stabiliscono che il permesso di costruire in sanatoria possa essere richiesto non solo dal proprietario dell’immobile abusivo, ma anche dal responsabile dell’abuso o, comunque, da chi si trovi in un determinato rapporto con il bene stesso o con l’opera abusiva.

Dunque è corretto l’operato dell’amministrazione, la quale ha rilasciato il permesso a costruire al soggetto che, essendo responsabile dell’abuso, era dunque abilitato a richiederlo ed ottenerlo. Né, tantomeno, ha trovato accoglimento la critica della ricorrente riguardo il presunto illegittimo aumento della volumetria della zona in questione, causato dalla realizzazione del box.

Infatti, sia la normativa regionale che quella nazionale prevedono espressamente che la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo o al pianterreno dei fabbricati è possibile anche in deroga agli strumenti urbanistici.  Pertanto, anche sotto questo aspetto, i giudici del Tar hanno accolto la tesi difensiva dell’avvocato Scaringia. Alla luce delle suesposte ragioni, il Tar Campania ha respinto il ricorso proposto dalla signora M.S. e condannato la stessa alla refusione delle spese processuali.

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