Biodigestore nell'ex cava, il deputato 5 Stelle: "Ritirate i fondi concessi al Comune"

Del Monaco scrive al ministro Costa: "E' l'ennesimo schiaffo ad una terra già martoriata dal punto di vista ambientale"

Il deputato del Movimento 5 Stelle, Antonio Del Monaco

Continua a tenere banco la polemica sulla nuova localizzazione del biodigestore a Caserta ed il deputato del Movimento 5 Stelle, Antonio Del Monaco (membro della commissione Ecomafie) ha inviato una missiva al ministro dell'Ambiente Sergio Costa per chiedere "il ritiro immediato dei fondi europei concessi al Comune di Caserta per la realizzazione dell'impianto".

"Sono indignato per quello che sta accadendo - sottolinea Del Monaco nella missiva - E' la terza interrogazione che noi del M5s depositiamo in Senato sulla questione biodigestore a Caserta, un progetto di impianto che in 4 anni ha cambiato localizzazione altrettante volte, sperperando denaro pubblico: prima a Ponteselice, poi nella zona Lo Uttaro, poi a Gradilli ed ora a Garzano, località Casa Mastellone, in una cava dismessa notoriamente sottoposta a vincolo e a rischio frana, non lontana dal Santuario di Santa Lucia".

"E' impressionante che sia stato completamente dimenticato il valore paesaggistico del sito immerso nel parco intercomunale dei colli Tifatini, nato per promuovere la valorizzazione del territorio, non lontano dall'acquedotto Carolino, riconosciuto patrimonio dell'Unesco - aggiunege il deputato pentastellato - Per non parlare della logistica, altro fattore del tutto tralasciato, giacchè l'impianto non disporrebbe di vie di accesso adeguate a camion in transito per il trasporto dei rifiuti, essendo il sito poco distante da centri abitati quali Tuoro, Centurano e appunto Garzano".

"In piena emergenza coronavirus l'amministrazione comunale del sindaco Marino continua a prendere decisioni in autonomia senza consultare il consiglio comunale e, cosa inaccettabile, continuando ad impegnare ingenti risorse pubbliche per incarichi di indagine di dubbia utilità - continua - I fondi devonno essere immediatamente revocati, essi stanno prosciugandosi poco alla volta per i lavori ad un impianto sbagliato che, molto probabilmente, non vedranno mai conclusione. E' l'ennesimo schiaffo ad una terra già sufficientemente martoriata dal punto di vista ambientale e non solo; gli scempi del passato ancora ben visibili, soprattutto nei pressi di queste ampie cave dismesse, vanno dimenticati con opere di rivalutazione del territorio, che ridiano vita alle zone interessate".

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"Non abbiamo bisogno di altri mostri che avvelenino le nostre vite, costruiti per giunta sprecando denaro che potrebbe essere speso per opere di maggior pregio e utilità, a beneficio della salute pubblica e della bellezza paesaggistica", conclude Antonio Del Monaco.

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