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Casertavecchia, terra di nessuno

Caserta - "Ho casa da oltre trent' anni a Casertavecchia e non posso che augurare lunga vita al Settembre al Borgo, ritrovandomi perfettamente nelle parole di De Mita junior, oggi Vice Presidente della Regione con delega alla cultura. Qualche...

"Ho casa da oltre trent' anni a Casertavecchia e non posso che augurare lunga vita al Settembre al Borgo, ritrovandomi perfettamente nelle parole di De Mita junior, oggi Vice Presidente della Regione con delega alla cultura. Qualche cambiamento di rotta, però, mi rendo conto che occorra pur farlo. "Il Settembre deve essere opportunità di lavoro, non occasionale o clientare, per i nostri talenti. Le botteghe d'arte, i laboratori, stagionali o non, del compianto Vittorio Gassman, debbono precedere e seguire, con borse di studio o altro e debbono determinare il lavoro. Il piacere per il piacere, festivaliero, non ha senso. E allo stesso impegno debbono essere chiamati, istituzionalmente, gli apparati pubblici e privati. E senza mascherarsi con il consueto richiamo all'austerità e alla mancanza di fondi. C'è stato, piuttosto, uno spreco di fondi in alcune realtà e una riduzione in altre realtà, come per il Settembre, che fa meditare. Insomma abbiamo avuto una "qualificazione" della spesa pubblica che va ricondotta nei giusti binari e credo che, in tal senso, e lavorandoci, si possa riportare correttezza anche in questo settore. Non solo. Settembre al Borgo dovrebbe essere un richiamo alla comunità e ai valori della comunità. Viceversa non lo è. Basti pensare alla strafottenza civica e comunitaria attestata ancor una volta dalla civica amministrazione comunale e costituita dalla esigenza di pulizia e ordine, soddisfatta, l'una e l'altro, all'ultimissimo momento, in questi due giorni che hanno preceduto l'inizio delle attività e che sarà, come ogni anno, rinnovata nel solo fine agosto del 2011. Non servono le grandi pulizie, isolate e pasquali. Occorre la pulizia quotidiana, fisica e morale, la verifica quotidiana delle condizioni di sopravvivenza. Una piazza come quella della Cattedrale sempre strapiena di auto e moto, lo sbavamento dei parcheggi all'ingresso del Borgo, l'assenza di strumenti di decollo delle realtà ristorative, anche per insensibilità congenite, la indifferenza dei poteri istituzionali, hanno reso questo Borgo terra di nessuno. Valida per qualche location western e null'altro. Il Borgo non è amato dalla Città. E' rifiutato come un antico lebbrosario. La rinascita è da affidare alla sola santità e alla sola poesia. Mi auguro che effettivamente l'Arcangelo Michele si riaffacci sull'alto campanile e che il poetare duecentesco si ripresenti, imperioso, alle finestre di questa comunità. Non c'è da sperare altro".

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