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Vomero, il giallo della palma scomparsa

Napoli - Fa discutere in questi giorni al Vomero la "scomparsa" di una palma che da tempo immemore si trovava in uno spazio antistante il civico 73 di via Luca Giordano. " Era una pianta secolare – afferma Gennaro Capodanno, presidente del...

Fa discutere in questi giorni al Vomero la "scomparsa" di una palma che da tempo immemore si trovava in uno spazio antistante il civico 73 di via Luca Giordano. " Era una pianta secolare - afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato valori - Probabilmente esistente in epoca anteriore alla costruzione degli stessi fabbricati. Io sono nato in via Luca Giordano, a pochi passi, e quell'albero che aveva raggiunto in altezza, col tempo, il terzo piano dell'edificio, all'angolo con via Pitloo ( foto allegata ) me lo ricordo da sempre ".
" Di recente la palma è scomparsa - continua Capodanno -. A testimoniarne la presenza è rimasta la base della pianta, che sporge da terra qualche decina di centimetri di centimetri, ma, immagino, che, a seguito dei lavori in corso, scomparirà anche quella, "sepolta" sotto la pavimentazione ( foto allegata ) ".
Misteriosi i motivi per i quali la pianta è stata eliminata, anche se di recente altre essenze della stessa specie sono state attaccate dal famigerato "punteruolo rosso delle palme", un'infestazione che, individuata per tempo, e con un'opportuna profilassi può comunque essere debellata, salvando la pianta che ne è afflitta.

" L'unica cosa certa è che un altro pezzo di storia del quartiere se ne va - prosegue amareggiato Capodanno -. In una zona, dove un tempo sorgeva la villa Doria, circondata dal verde. Non sarà un caso il Vomero oggi è il quartiere d'Europa con il più basso indice di verde pubblico a disposizione per abitante, meno di mezzo metro quadrato ".
" E se un tempo il quartiere collinare era conosciuto come "il quartiere dei broccoli", perché questo ortaggio, insieme ad altri, trovava una notevole produzione proprio sulla collina nelle ampie distese coltivate, da cui lo stesso Vomero traeva il suo nome, come racconta il Celani, ai nostri giorni passerebbe alla storia come il "quartiere del cemento" per le migliaia di costruzioni di ogni tipo e forma, che nell'ultimo mezzo secolo, grazie anche all'inerzia di chi doveva controllare, sono state realizzate, distruggendo buona parte del verde presente ".

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