Caos appalti, Asmel "illegittima" per il Consiglio di Stato

Per i giudici non ha i requisiti per essere una centrale di committenza. Irregolare anche il carico dei costi della piattaforma Asmecomm in capo agli aggiudicatari

Caos appalti nel casertano

E' caos appalti. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di una ditta, la Italimpianti, esclusa dalla Asmel Consortile, presso cui è stata espletata la gara per la progettazione, realizzazione e gestione in project financing di un tempio crematorio a Casaluce. 

Due i profili di illegittimità sollevati dai giudici del Consiglio di Stato e formulati degli avvocati Luca Tozzi e Giuseppe Feola, a difesa dell'operatore economico che aveva impugnato la gara di Casaluce. In primis il fatto che Asmel non abbia i requisiti per essere considerata una centrale di committenza. In effetti, nonostante i correttivi adottati in seguito ad una deliberazione dell'Anac con la quale "non sono stati riconosciuti alla stessa (Asmel nda) i requisiti e le è stata negata la qualifica di soggetto aggregatore", Asmel "continuerebbe a non possedere neppure le caratteristiche del modello organizzativo previsto per la costituzione di centrali di committenza da parte dei comuni, continuando ad avere (nonostante l’intervenuta estromissione dei soci privati) una sostanziale natura privatistica, in quanto società di diritto privato costituita da altre associazioni (Asmel Campania ed Asmel Calabria)", si legge nella sentenza.

"Per l’ordinamento italiano le centrali di committenza sono, invece, in ogni caso enti pubblici (province e città metropolitane), ovvero forme associative di enti locali quali “l’unione di comuni” o anche il consorzio di comuni - proseguono i giudici del Consiglio di Stato - Anche ad ammettere il ricorso a soggetti privati, dovrebbe, comunque, trattarsi di organismi in house, la cui attività sia limitata al territorio dei comuni fondatori, laddove, nel caso di specie, nella previsione di una legittimazione a svolgere funzione di centrale di committenza a livello nazionale mancherebbe sia il profilo del controllo analogo, sia quello dei limiti territoriali".

Altro profilo censurato dai giudici amministrativi quello relativo alla corresponsione, a carico dell'aggiudicatario, dei costi di gestione della piattaforma Asmecomm, circostanza vietata dal codice dei contratti pubblici ("E' fatto divieto di porre a carico dei concorrenti, nonché dell'aggiudicatario, eventuali costi connessi alla gestione delle piattaforme"). Ebbene, "Asmel continuerebbe a richiedere illegittimamente ai concorrenti aggiudicatari in tutti i propri bandi i costi di gestione della sua piattaforma" e nel caso del tempio crematorio di Casaluce la cifra "illegittima" era di 39.900 euro, con una dichiarazione di impegno di tutti i concorrenti, a pena di esclusione, "di obbligo di pagamento dello stesso ad Asmel in caso di aggiudicazione". 

Una sentenza che potrebbe aprire nuovi scenari in materia di appalti in provincia di Caserta. La maggior parte dei comuni, infatti, ha stipulato con Asmel convenzioni per bandire le gare attraverso la società consortile (in Campania ben 549 Comuni). Addirittura, nel prossimo Consiglio Comunale di Caserta, convocato per il 17 e 18 novembre, i consiglieri dovranno votare per la ricognizione delle partecipazioni pubbliche, tra cui anche l'adesione proprio all'Asmel. 

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