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Domenica, 29 Gennaio 2023
Attualità Casal di Principe

Famiglia vince contro colosso della telefonia. "L'antenna deve essere rimossa"

Era stata installata a 10 metri dalla casa dei ricorrenti

Una famiglia di Casal di Principe riesce ad avere la meglio sul Comune di San Cipriano d’Aversa e su un colosso della telefonia contro un’antenna telefonica installata in via Ettore Fieramosca. In pratica era il 24 novembre 2021 quando nella palazzina antistante l’abitazione del ricorrente (a 10 metri di distanza), iniziavano i lavori di costruzione di un impianto di telefonia mobile, composto da una struttura in metallo e da vari ripetitori e posto sul lastrico di una palazzina privata, all’altezza di altri appartamenti e terrazzi circostanti. Per la persona che ha presentato ricorso al Tar della Campania non era stata data la giusta pubblicità prescritta dalla legge, così come del rilascio del titolo richiesto e dell’inizio dei lavori e solamente “a seguito di accesso, avevano scoperto che l’istanza era stata presentata dalla società di telefonia in data 28 luglio 2021, il parere positivo dell’Arpac era stato rilasciato il 25 ottobre 2021, l’autorizzazione si era dunque formata per silenzio alla scadenza dei 90 giorni, in data 26 ottobre 2021”. E che quindi “dall’istanza e dal progetto non si desumevano misure utili a mitigare l’impatto visivo e ambientale del palo e dei numerosi apparecchi posti alla sua sommità”. 

Il giudice del tribunale ha ritenuto “nel merito il ricorso fondato”. L’istanza di autorizzazione presentata dalla controinteressata il 28 luglio 2021 è stata pubblicata – secondo quanto riportato dalla stessa difesa comunale – sul portale governativo e quindi “deve concludersi che l’istanza non è stata, nella fattispecie in esame, sottoposta alla pubblicità prescritta secondo il quale “lo sportello locale competente provvede a pubblicizzare l’istanza, pur senza diffondere i dati caratteristici dell’impianto”. È previsto che le istanze aventi ad oggetto l’installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici debbano essere preventivamente pubblicizzate a cura dello “sportello locale”, all’evidente scopo di sensibilizzare la popolazione coinvolta e di consentire la partecipazione degli interessati al processo decisionale relativo alla localizzazione della nuova infrastruttura”.

La giurisprudenza amministrativa in pratica ha escluso addirittura l’idoneità della sola pubblicazione all’albo pretorio a soddisfare il requisito della pubblicizzazione dell’istanza “poiché non ne garantisce la conoscibilità all’esterno degli uffici comunali, non agevola l’individuazione del procedimento pendente e la consultazione degli atti”. In poche parole l’amministrazione “non ha informato la popolazione locale circa la proposizione dell’istanza relativa all’impianto per cui è causa, neppure mediante semplice pubblicazione all’albo pretorio (modalità che, comunque, aderendo al menzionato orientamento giurisprudenziale, non sarebbe stata sufficiente a garantirne un’idonea pubblicizzazione)”. 

In conclusione, l’impugnato atto di assenso implicito alla realizzazione del nuovo impianto è viziato e, pertanto, deve essere annullato, a causa del mancato adempimento da parte dell’amministrazione dell’onere di pubblicità, previsto dalla legge ed essenziale nell’ambito del procedimento”. Del resto, anche le recenti modifiche apportate alla legge 241 del 1990 sono nel senso di limitare la portata dell’articolo 21 in caso di violazione del contradditorio procedimentale imposto dal precedente articolo 10 bis, volto, così come appunto gli obblighi di pubblicità in discorso, a consentire la partecipazione al procedimento dei soggetti interessati”. L’accoglimento del primo motivo di ricorso comporta l’assorbimento delle ulteriori censure di cui agli altri motivi, dovendosi l’Amministrazione rideterminare sulla questione all’esito di una rinnovata istruttoria, una volta emendato il vizio partecipativo di cui sopra, con conseguente improcedibilità anche del ricorso incidentale, che è stato proposto dalla società di telefonia, in via cautelativa e subordinata, nel caso in cui si fosse ritenuto di aderire all’interpretazione dell’articolo 6 del Regolamento comunale per l’installazione e per l’esercizio degli impianti di radio-telecomunicazioni e degli elettrodotti propugnata dai ricorrenti con il quarto motivo di ricorso. Le spese del giudizio devono essere posta a carico del Comune di San Cipriano d’Aversa, secondo l’ordinario canone della soccombenza, potendo essere invece compensate nei confronti delle altre parti. L’Ente dovrà anche sborsare 2mila euro al ricorrente.

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