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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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Anche il generale dice 'no' agli allevatori. "Con diffide, ricorsi e denunce otterremo risarcimenti"

Fabbris scrive ai sindaci presenti al vertice in Regione: "Nessun problema col commissario, ma la questione è un'altra"

La tensione è alta e come potrebbe essere altrimenti.

L’incontro tanto atteso tra gli allevatori della provincia di Caserta ed il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca non c’è stato ed i primi si sono presi in giro. Sabato, infatti, a Napoli sono stati convocati solo i sindaci dei territori interessati dalla protesta degli allevatori, senza che vi siano state le risposte attese dagli allevatori. Oggi il portavoce del coordinamento unitario degli allevatori Gianni Fabbris ha deciso di inviare una lettera ai sindaci presenti all’incontro, che si sono sentiti rispondere picche anche all’ipotesi di un incontro tra il commissario Cortellessa con gli allevatori.

“Durante l’incontro - afferma Fabbris - alcuni sindaci hanno chiesto che il commissario “incontrasse il Coordinamento” e si sono sentiti rispondere dal Generale un secco “no” nel tono perentorio usato dai militari motivato dal fatto che il Coordinamento lo delegittimerebbe. Il Coordinamento ha già incontrato il generale Cortellessa per due lunghe ore ed ha posto con trasparenza la sua posizione. Non ci sembra di averlo delegittimato come persona e nemmeno di aver usato toni e modalità inadeguate. Del resto siamo stati i primi a chiedere l’istituzione di un commissario ma per modificare il piano e non per attuarlo, dal momento che pensiamo che quel piano è un danno mortale per il territorio e che nelle regole che impone diffonde ancora di più le malattie”.

In sostanza “nessun problema sulla persona ma la questione è altra” continua Fabbris. “Il Generale Cortellessa è stato nominato dal Presidente De Luca commissariando due uffici regionali con il mandato di applicare il Piano non di cambiarlo. Al generale abbiamo ricordato che il suo compito è tutto qui e che non ha alcun potere di cambiare un piano fallimentare come sarebbe stato se la nomina fosse stata fatta dal Presidente del Consiglio dei Ministri (come è appena avvenuto nel caso della peste suina) che avrebbe dovuto dichiarare lo “Stato di emergenza” e avrebbe conferito poteri per “riscrivere il provvedimento” non per attuarlo. Esattamente come fu fatto nel 2007 con uno straordinario risultato: la brucella in provincia di Caserta passò dal 18% a meno dell’1%”.

Difatti, al commissario, gli allevatori “non hanno più nulla da dire. Vero è, piuttosto, che nelle ultime settimane, visto che il piano continua a fare danni e che nella sostanza ben poco è cambiato (sono circa 15.000 gli animali abbattuti da gennaio usando le stesse metodiche fallimentari imposte dagli estensori del piano aggirando le regole e gli indirizzi comunitari) abbiamo “diffidato il Generale Cortellessa, il Ministro Speranza, il Presidente della Regione De Luca e l’Assessore Caputo a fermarsi, notificandogli che se non lo faranno, li riterremo responsabili personalmente dei danni economici alle aziende. Siamo convinti che quel piano presto crollerà. In questo momento sono aperte procedure e ricorsi al TAR, alla Corte dei Conti, al Consiglio di Stato oltre che attività della magistratura su possibili profili penali. Nei prossimi giorni arriveranno al pettine le procedure aperte dal Difensore Civico (che si sta rivolgendo alla Magistratura ed agli organismi di giustizia europei) e della Consulta di Garanzia Costituzionale della Regione (un organismo formato da massimi esperti dall’altissimo profilo) che ha ritenuto “meritevole” di indagine un esposto delle opposizioni in Consiglio Regionale per valutare la “legittimità” del Piano di De Luca-Caputo-Limone-Campanile. Se questo accadrà tutti gli atti decadranno compreso la nomina del Generale Cortellessa. La nostra diffida non è delegittimazione e discredito ma è un atto di legittima autodifesa e l’esercizio di garanzie costituzionali: se per effetto del Piano le aziende avranno danni che avrebbero potuto essere evitati, chiederemo i risarcimenti direttamente a chi lo ha applicato non volendo ascoltare le ragioni di chi propone le alternative possibili” conclude Fabbris.

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