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Pasquale iorio: 'La CGIL e i colori della razza'

Caserta - La CGIL di Caserta fa bene a ricordare uno dei momenti più significativi della lotta per i diritti nel nostro paese. Come ho avuto modo di documentare nella mia testimonianza contenuta ne "Il sud che resiste" in una torrida serata del...

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La CGIL di Caserta fa bene a ricordare uno dei momenti più significativi della lotta per i diritti nel nostro paese. Come ho avuto modo di documentare nella mia testimonianza contenuta ne "Il sud che resiste" in una torrida serata del mese di agosto 1989 l'esule sud africano Jerry Essan Masslo venne ammazzato nella sua capanna alla periferia di Villa Literno nel corso di una spedizione punitiva di alcuni giovani "balordi" (così vennero definiti dalla stampa locale) . Questo fatto di sangue suscitò profonda emozione in tutto il Paese e la vittima divenne l'emblema della condizioni di sofferenza e di disagio in cui vivevano i lavoratori extracomunitari.

In quel periodo ero segretario provinciale dell'organizzazione e ricordo bene che i fatti di sangue e di violenza erano all'ordine del giorno nelle campagne del Basso Volturno, a seguito di un clima di intolleranza, di atti di squadrismo e di camorra. Da un lato, in alcuni paesi qualcuno aveva pensato di mettere in atto una sorta di "pulizia etnica"; dall'altro lato, nelle popolazioni locali si era diffuso un clima di paura del "diverso", soprattutto in alcuni comuni (come appunto Villa Literno e Castel Volturno) dove in estate la presenza degli immigrati raggiungeva dei picchi di presenze pari al 50% della popolazione residenze. Infatti,qui si radunavano i braccianti per la raccolto del pomodoro (l'oro rosso) e degli altri prodotti agro-alimentari. Essi vivevano in condizioni di precarietà e di nomadismo. Spesso finivano anche per alimentare i circuiti del malaffare, della delinquenza organizzata con la prostituzione e i traffici di droga. Per arginare questa ondata di violenza di tipo squadristico (sul modello di un bel film americano Mississipi Burning, che culminò con il rogo del ghetto locale) si mobilitò la CGIL Provinciale, che per prima organizzò dei servizi di accoglienza sul territorio, anche con l'apertura di leghe per tutelare i diritti di questi lavoratori, anche di quelli non in regola..
Per spezzare quel clima di violenza, come segreteria provinciale organizzammo tre incontri sul tema:"I colori della razza", con l'obiettivo di aprire degli squarci di dialogo e di confronto tra le popolazioni locali e gli immigrati. Nelle piazze di Castel Volturno, Mondragone e Villa Literno vi furono delle manifestazioni con l'ausilio di una mostra multimediale allestita dalla CGIL di Modena, nell'intento di educare alla multiculturalità e di superare ogni pregiudizio legato al colore della pelle,alle diverse etnie. Da lì partì un movimento che ha avuto echi anche nazionali. Infatti, nell'autunno la CGIL Provinciale preparò una vera e propria piattaforma sindacale (la prima in Italia) per affermare e riconoscere anche i diritti dei lavoratori senza permesso di soggiorno (i cosiddetti "clandestini"). A settembre venne organizzata una prima manifestazione con corteo (con la presenza di Antonio Pizzinato e Dacia Valent, allora eurodeputato), i cui obiettivi poi confluirono in una grande manifestazione nazionale a Roma - preceduta dalla prima Conferenza nazionale per l'immigrazione organizzata a Caserta. Da allora sono stati fatti dei passi avanti notevoli sulla via della cultura dell'accoglienza, fino ad arrivare per la prima volta alla presenza di un ministro di colore nel Governo nazionale). Ma la battaglia dei diritti deve continuare per affermare condizioni di pari dignità e di inclusione sociale, per fare in modo che in alcune zone (come quella domiziana) si affermi il principio che le diversità possono rappresentare una ricchezza, una opportunità sulla via del riscatto sociale e civile dell'intera comunità.

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