Apicoltori casertani discutono sulle nuove frontiere nella lotta alla Varroa

Presenzano - Con l’obiettivo principale di riaffermare con decisione l’importanza dell’impostazione territoriale nella lotta qualitativa e quantitativa alla Varroa, cerchiamo di conoscere più da vicino le novità che si prospettano nel panorama...

Apiterapia

Con l’obiettivo principale di riaffermare con decisione l’importanza dell’impostazione territoriale nella lotta qualitativa e quantitativa alla Varroa, cerchiamo di conoscere più da vicino le novità che si prospettano nel panorama della lotta alla Varroa. Tra queste, la possibilità di utilizzare l’acido ossalico somministrato attraverso apposite strisce previa diluizione in glicerolo (pratica già diffusa con risultati interessanti in altre Nazioni) piuttosto che l’acido formico evaporante a partire dallo stato liquido (a tal proposito è in corso di registrazione un formulato ad hoc).

Ne parliamo con Aldo Metalori che, oltre ad essere il più autorevole produttore di polline italiano, è uno degli apicoltori più lungimiranti che, dopo oltre trenta anni di attività professionale fatta ai massimi livelli, ancora oggi, conserva una straordinaria curiosità di voler approfondire tutte le novità che in qualche modo coinvolgono le api. Un apicoltore che, ogni volta che lo si incontra, trasmette qualcosa di nuovo e di utile e consente di lasciarlo più ricchi di conoscenze.

Emilio Caprio, invece, titolare del corso di apicoltura che si tiene presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” – Dipartimento di Agraria, ribadirà con forza la necessità di coordinare gli interventi sui territori omogenei per consentire il raggiungimento di livelli di efficacia soddisfacienti ed evitare i pericolosissimi fenomeni di reinfestazione.

Un incontro che contribuirà, ancora una volta, a confermare, con supporti anche di natura squisitamente tecnica, che oggi più che mai, e domani ancora di più, il futuro dell’apicoltura si svilupperà nella misura in cui l’associazionismo saprà fare bene il suo mestiere.

Dunque spazio alla professionalità come alternativa all’improvvisazione, alla qualità rispetto alla massa indifferenziata, alle regole rispetto all’anarchia, all’essere apicoltori che guardano al domani rispetto agli altri che, invece, restano ancorati ad un’apicoltura fatta di polverine magiche, di “consiglio regalati dai cugini di sorta”, della ricerca spasmodica della quantità ad ogni costo.

Il messaggio finale, dunque, sarà sempre lo stesso: un’apicoltura sostenibile da reddito è possibile, e lo sarà sempre di più, se riusciremo a costruire una comunità di apicoltori che partecipa attivamente alla vita associativa, nella piena consapevolezza che la migliore tutela dell’azienda apistica singola passa per l’autorevolezza dell’associazione che la rappresenta.

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