Ambiente

Il 14 ottobre e' la Prima Giornata Nazionale del Camminare

Mariglianella - Domenica 14 ottobre 2012 verrà svolta in Italia la "Prima Giornata Nazionale del Camminare" coordinata dalla FederTrek-Escursionismo ed Ambiente in collaborazione e con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente della Tutela del...

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Domenica 14 ottobre 2012 verrà svolta in Italia la "Prima Giornata Nazionale del Camminare" coordinata dalla FederTrek-Escursionismo ed Ambiente in collaborazione e con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, della Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione, della rivista Trekking & Outdoor e del Movimento "Camminare per Conoscere".
Il bipedismo umano si è sviluppato circa 4,5 miliardi di anni fa, ma il gesto del camminare sembra stia diventando un aspetto residuale della vita dell'uomo sempre più pervasa dalle comodità della tecnologia in continua evoluzione.L'intensificazione della naturale deambulazione porta al riequilibrio della vita urbana, alla sanificazione del fisico e della mente, allo sfoltimento del traffico ed alla riduzione dell'inquinamento dovuto all'uso dei propri piedi, della bicicletta o dei mezzi pubblici. Ma torniamo al tema del giorno. Il camminare. E alla giornata del 14 ottobre ad esso dedicata. Sulla scorta di precedenti escursioni il camminatore, sociologo e giornalista, Antonio Castaldo suggerisce un percorso per onorare l'appuntamento pedonale nazionale per i residenti del comprensorio urbano mariglianese-pomiglianese in provincia di Napoli, dove c'era una volta il cuore della Campania Felix.
Dunque, mettiamoci in comode scarpe ed in buona compagnia procediamo lungo la via che noi oggi indichiamo come Nazionale delle Puglie, specificata con varia toponomastica nei comuni attraversati, quella che era l'antica "via Adrianea"nota fin dal II secolo d. C. . Essa collegava la colonia greca di Cuma con l'Ager Nolanus e il nome le derivava dall'Imperatore Publio Elio Adriano, morto a Baia nel 138 d. C., mentre trascorreva gli ultimi anni della sua vita sul litorale campano. Questo importante dato storico si rileva, finalmente, attraverso la lettura dell'antologica opera di Francesco Aliperti, "L'Opicia preromana e romana", edita dalla LER alla cui presentazione avemmo il piacere di essere invitati, in Sala consiliare del Comune di Marigliano, il 12 novembre del 2005. Il riferimento agli antichi popoli, come quello autoctono degli Osci, ci rimanda ad un tempo di vita i cui ritmi naturali erano scanditi dall'assenza di macchine e motori. A noi, abitatori del frenetico tempo e dello rattrappito spazio del terzo millennio, oltre alla memoria resta la possibilità di riscoprirne la lentezza semplicemente concedendosi una escursione pedonale, in un tratto accessibile e non troppo faticoso per chi, ormai, è prigioniero della sedentarietà.I dati ci dicono della nostra crescente immobilizzazione, come riferito, consultando la rivista internazionale "Nature Medicine", da Francesco Bottaccioli sul settimanale "Salute-La Repubblica", (gennaio 2006) , sull'aumentata tendenza a non camminare negli ultimi venti anni "con una diminuzione di oltre il 20% della quantità di chilometri annui percorsi a piedi da ognuno di noi; il fatto più grave è che sono soprattutto i bambini a non muovere più un passo: il calo nella fascia di età tra i 5 e i 10 anni è stato del 27% e addirittura del 30% nella fascia degli adolescenti dagli 11 ai 15 anni".
Ebbene, non dobbiamo arrenderci! Risvegliamoci con una camminata, un walking come la chiamano gli anglosassoni, un micro walkabout per citare, sia pure impropriamente, la millenaria cultura australiana degli aborigeni, un trekking urbano o semplicemente un omaggio all'antico nomadismo umano. Eccoci dunque sul piede di partenza e, passo dopo passo tra storia e quotidianità, ripercorriamo un tratto della Nazionale delle Puglie partendo da Marigliano per giungere a Pomigliano D'Arco, finalmente senza macchina, in uno slow moviment di bipede umano.Ci fa da viatico il pensiero della terapeuta Mechthild Scheffer la quale afferma che camminare è anche una espressione salutare perché "a chi cammina non si muovono solo gli astratti pensieri nel cervello, ma si mettono in movimento carne e sangue, così le sapienze inconsce depositate negli organi possono mobilizzarsi, montare in alto e riaffiorare nella coscienza". Nel nostro caso coglieremo quel che c'è, quello che ci suggeriscono il panorama immediato e le testimonianze storiche con la possibilità che abbiamo di fermarci, attardarci, guardare, fissare, passare oltre, salutare, pensare o prendere appunti con una rinnovata intenzione verso la vita quotidiana ed il paesaggio urbano.
Uscendo dalla Villa comunale ci lasciamo alle spalle il monumento, dedicato "Pro Patria", ai caduti della Grande Guerra (1915-1919) dal "Popolo di Marigliano nel IV Anniversario della Vittoria" su una massiccia colonna granitica. Sulla Nazionale, qui corso Umberto I, si apprezza, nella vissuta casa di ringhiera del secondo piano del palazzo di fronte, lo sventolio giallo-verde delle vissute bandiere di Lega Ambiente, un avamposto ambientalista. Deambulando nella direzione di Pomigliano D'Arco seguiamo il perimetro della testimonianza mussoliniana nell'architettura della Casa littoria e poi quello postunitario del Palazzo comunale dove, all'ingresso è scolpito l'anno 1862 e sulla facciata, si legge il ringraziamento "Al magnanime Re / UMBERTO I / che con decreto / del XVI gennaio MDCCCXCVI / concedeva a Marigliano / il titolo di / CITTA' /. Il Comune riconoscente / MCMVII ".La piazza sottostante, lo stesso municipio, l'esattoria comunale, il circolo dell'Unione, l'otto giugno del 1959 furono lo scenario della rivolta dei contadini per l'abbassamento del prezzo delle patate, loro unica fonte di sostentamento, comprate a 6 lire al chilo alla produzione e rivendute a 35 lire sul mercato. Gli scontri con la polizia portarono a 100 arresti, oltre a numerosi feriti, tutti provenienti dai paesi che stiamo attraversando con questa camminata.
Il primo incrocio stradale porta a sinistra al Convento dei francescani frati minori di San Vito e a destra alla Chiesa di S. Maria delle Grazie la cui costruzione della chiesa, a croce latina in un'unica navata e cinque cappelle per lato, risale all'anno 1000. Divenuta Collegiata nel 1494 ad opera di Alberigo da Carafa I feudatario di Marigliano, fu per volere dei Mastrilli, nel 1633, ulteriormente ampliata ed abbellita con tele di Domenico Antonio Vaccaro e di Ludovico Mazzanti. In essa hanno dimora le statue dei Santi Protettori, Sebastiano, Rocco e Vito.Il bellissimo basolato scuro, figlio della lavorazione della pietra lavica del Vesuvio permette un calpestìo solido accompagnato dalle linee poligonali che invitano a zigzagare sui blocchi posti in varie misure e con recenti azioni di bucciardatura che assicurano l'appoggio antisdrucciolo per i piedi.
Siamo giunti all'altezza di quello che fu il ponte sopra il lagno, ora coperto, cementificato e asfaltato, la cui origine è nella vasca dove il Monte Somma degrada in pianura. A questo punto i ricordi personali assumono l'immagine del libero sciamare di migliaia di ragazzi che nel "Giorno della scampagnata" occupavano gioioso quell'invaso, trionfo di prateria ad ogni primavera. L'imitazione dei giochi erano spesso le citazioni cinematografiche assunte dalla visione di western di quando si proiettava " 'o cinema 'ncoppo 'o ponte" nella sala ora diventata un centro commerciale.Lasciandoci alle spalle il centro di Marigliano ci avviamo verso Mariglianella costeggiando l'opificio tipografico dell'Istituto Anselmi rigoroso esempio di attività religiose, sociali, formative e produttive di successo.Più avanti, passando sotto Villa Galdi, una tristezza ci coglie osservandone il vestito di perenne cantiere che da decenni avvolge quella maestosa, bella e colorata costruzione. Oggi qualcuno di quella famiglia è dedito alla ricerca, allo studio e alla divulgazione e tutela del nostro patrimonio di arte, storia e cultura.
Alla periferia di Marigliano eccoci ora sfiorare Lausdomini, cogliendone per un momento il punto di fuga in fondo al corso Campano che ci conduce verso le distese del Ponte dei Cani lungo la rete dei regi lagni borbonici. Là fluiva il corso dello scomparso fiume Clanio e su quelle sponde si avvicendarono popoli dell'antica Campania Felix dopo sanguinose battaglie.Entrati in Mariglianella, attraversando una macchia orientaleggiante di sei palme da datteri, con uno spicchio d'occhio si saluta la simpatica "Piazza Ragazzi di Oggi" sull'area dismessa dell'ex stazione della Circumvesuviana, La "Stazione di Mariglianella" è svanita nel nuovo faraonico tratto in sopraelevata della strada ferrata, oltre il cimitero comunale, nella straniante dimensione di un "non luogo" postmoderno diventando la fermata "Via Vittorio Veneto" entro il territorio mariglianese.
A Mariglianella, i marciapiedi di via Marconi, ridiventano di asfalto ma sono molto ampi e danno un senso di libertà e sicurezza, un vasto respiro coglie il passante, abituato con sofferenza, ai claustrofobici spazi ristretti dei centri storici e della totale invasione dei mezzi a motore. Buttando lo sguardo a periscopio, la curiosità è attivata da ruote di granito fasciate in ferro e solcate da canaletti sulle facciate interne con un foro ferrato al centro: sono il residuo industriale del "Mulino Itri" che una volta produceva le farine dalle granaglie che i contadini portavano dai loro campi con carri, muli, cavalli, vacche e più tardi con trattori, furgoni e camioncini, fino a circa quaranta anni fa.La passeggiata sulle Taverne evoca la sosta dei pellegrini che da Napoli si recavano a Montevergine o dei carrettieri che collegavano la provincia interna con il capoluogo.E proseguendo lungo la direzione di Napoli si potrà citare la vecchia canzone "Nu poco 'e sentimento" di Peppino Villani e Gaetano Lama:"Io vèngo a père da 'a Mariglianella / e mme songo partuta a matutino? / me so' fermata a ogne cantenélla / e mma'aggio fatto 'nu bicchiere 'e vino! / E mo sapite 'ncuorpo che mme sento? / 'A voglia 'e fa 'nu poco ? 'e sentimento?" e chissà, trarre così un qualche buon romantico auspicio se si è in dolce compagnia.In effetti una sosta ristoratrice presso qualche locale, fra quelli che stanno ritornando ad animare le Taverne di Mariglianella, ci sta bene anche per riposare dopo la partenza da Marigliano.
Più freschi riprendiamo la passeggiata. Subito uno striscione verticale ci saluta dall'alto della redazione de "Il Paese" che sta galoppando il suo sedicesimo anno di vita (1996-2012) quale "voce dell'Altra Provincia". Più avanti intercettiamo poi la Chiesetta della Madonna della Sanità in un luogo storico che ci restituisce parte della biografia del venerabile Carlo Carafa (Mariglianella 1561-Napoli 1631) che iniziò con incertezze la sua vita irrequieta ed insalubre e la finì a 72 anni compiendola con una grande missione religiosa dedicandosi ai poveri, alla preghiera e alla dottrina cristiana e cattolica. La memoria personale invece ci porta all'asilo delle suore domenicane ed al ricordo di suor Lorenza e dei cari amici di infanzia. Con loro siamo cresciuti, poi, alle scuole elementari con il bravo insegnante Antonio Di Sarno e quindi alle scuole medie, succursali della "De Ruggiero" di Brusciano. Ed è proprio a Brusciano "Comune d'Europa" che siamo giunti, dopo aver oltrepassato le insegne mastodontiche poste all'entrata come all'uscita di Mariglianella che salutiamo con sentimento filiale.
Un pino secolare solitario svetta sula Nazionale intitolata a Camillo Cucca (Brusciano 1829-Napoli 1893) ispettore della Regia Marina morto per causa di servizio in seguito ad una missione sanitaria.Quel pino segna anche il limite delle proprietà che una volta erano della famiglia De Ruggiero il cui massimo esponente nella storia contemporanea è Guido De Ruggiero (Napoli 1888 - Roma 1948), storico della filosofia, antifascista, fra i fondatori del Partito d'Azione, rettore dell'Università di Roma dal 1943 al 1944, ministro della Pubblica Istruzione del governo Bonomi II (1944) dopo la caduta del fascismo. Egli riposa nella cappella gentilizia di famiglia, nel locale cimitero, dove l'epitaffio di Benedetto Croce ci ricorda che, "?auspicando / in tempi oscuri il ritorno alla ragione / fu alle nuove generazioni d'Italia / maestro ed apostolo di fede nell'umanità".
Andando verso il centro, si sfiora la zona di "Cortaucci- Lagnola" che poco lontanamente conserva il luogo del Miracolo di Sant'Antonio, 13 giugno 1875, origine della Festa dei Gigli di Brusciano. Ma restiamo sulla Via Nazionale - Via Cucca dove si passeggia sui marciapiedi in cubetti di porfido e pietra vulcanica. I varchi di accesso alle antiche case ritornano al tradizionale basolato e alle volte di ingresso in piperno e si rimandano quasi a specchio con l'architettura dei vecchi palazzi costruiti con le pareti perimetrali in pietre di tufo in un modulo ripetuto che dà un ritmo regolare allo sguardo ed al passo d'uomo.L'incrocio principale, baricentro del tratto bruscianese, della Nazionale porta a monte verso Somma Vesuviana e a valle verso il centro storico con via Semmola, intitolata al casato qui presente ininterrottamente dalla fine del 1500 all'inizio del 1900. Di esso vanno ricordati esponenti che hanno dato lustro alla politica, alla medicina, alla farmacologia e all'impegno filantropico, fra i quali il farmacologo Giovanni Semmola (1793-1826) ed il medico e politico Mariano Semmola (1831-1896) .
A 50 metri dalla linea camminante la novella "Piazza XI Settembre" che collega idealmente questa parte di mondo con le avvenute tragedie e le invocate aspirazioni solidaristiche internazionali, dopo l'avvenuta ristrutturazione dell'ex area Circumvesuviana con lo scempio dell'abbattimento della vecchia stazione. Andando oltre, fedelmente lungo la Nazionale, una simpatica rientranza ci accoglie con la ristrutturata "Piazzetta San Sebastiano", un alberello di ulivo e la Chiesetta di San Sebastiano Martire. La cappella della famiglia nel 1866 divenne per donazione chiesa parrocchiale che ora ha sede presso il maestoso complesso di via De Ruggiero.
Superando la Casa comunale ci approssimiamo a quello che una volta era un favoloso luogo denominato " 'ncoppo 'a mulara ". In passato, ove ora è tutto colmo e coperto da abitazioni mentre sulla sopraelevata strada ferrata passano i treni della Circumvesuviana, si scendeva nel gigantesco cratere prodotto dall'uomo con le antiche attività estrattive del piperno. Qui ci si inoltrava in un ambiente selvaggio con fauna spontanea e, al livello più basso, si giungeva ad una piscina d'acqua piovana che d'estate richiamava frotte di ragazzi che si avventuravano sul "Lido Lubiam". L'insegna era suggerita dalla scritta su di un cartellone pubblicitario che incentivava i primi consumi, figli di un miracolo economico collocato altrove in Italia.
Ma la storia antica ci riporta a drammatici episodi come quello dell'uccisione, per mano dei briganti, del sindaco di Castelcisterna Francesco Calabrese, piperniere di 60 anni.Ed eccoci, quindi, a Castelcisterna che ci accoglie con la bella pavimentazione in porfido dei marciapiedi che però scompaiono del tutto nella strozzatura prima della sede comunale. La chiesa parrocchiale che svetta maestosa sulla via Nazionale, corso Vittorio Emanuele, è un'abbazia la cui costruzione risale al 1766 e fu inaugurata nel 1775 e dedicata a San Nicola di Bari. Ma interessanti tracce portano addirittura ai monaci di Montevergine e a Guglielmo da Vercelli giunto in questa parte del mondo nel 1134, con il beneficio di una donazione da parte di Ruggiero II comprendente Castelcisterna. Siamo ormai alle porte di Pomigliano D'Arco si incrociano le grandi vie di comunicazioni provinciali, statali, autostradali che servono al traffico cittadino, allo scambio delle merci, alle forniture dei grandi centri commerciali e delle industrie e allo smistamento dei loro prodotti. E proprio a quel mondo industriale si ispira la collocazione dell'Istituto Tecnico "Barsanti".

Regina della storia industriale locale è l'Anonima Lombarda Fabbrica Automobili che, in liquidazione ne1 1915, passò nelle mani di Nicola Romeo, ingegnere napoletano. Dopo la Prima Guerra Mondiale divenne Alfa Romeo e nel 1938, sotto il controllo dell'I.R.I., venne costruita questa fabbrica a Pomigliano. Sempre qui nel 1967 nasceva la famigerata Alfasud che trasformò migliaia di muratori, artigiani e contadini in operai metalmeccanici. Nel 1986 tutto il gruppo Alfa Romeo passò alla FIAT che nel 2008 ha ridenominato i rinnovati stabilimenti, con presenza operaia in via di rarefazione, in "Giambattista Vico". Il quasi quarantennale "Gruppo Operaio 'E Zezi" il cui leader è Angelo De Falco ha cantato per anni la sofferta mutazione antropologica che ha accompagnato tale esperienza industriale. Oggi Pomigliano è una cittadina che con il suo tenore di vita, di cultura, di servizi pubblici e di movimenti culturali fa da riferimento all'intera zona.
Noi ci fermiamo qui, all'altezza della vecchia stazione Circumvesuviana, dove la Nazionale diventata via Mauro Leone prosegue come via Roma, verso Napoli. La camminata è terminata con qualche conoscenza territoriale in più con il rallentamento del tempo ed il soffermarsi meditabondo sulle cose, i ricordi, gli affetti, i pensieri e "scoprire, strada facendo, l'invisibile nelle cose incontrate". Lo afferma Duccio Demetrio nella sua opera "Filosofia del camminare. Esercitazione di meditazione mediterranea", edita da Cortina editore, che consigliamo di leggere. E riparlarne, poi, con gli amici camminatori durante un'altra escursione. Quest'anno in Italia, a Bolzano, si è svolto il "Primo Festival del Camminare", dal 20 al 22 aprile, i cui destinatari erano "sia i cittadini di Bolzano, di lingua italiana e tedesca, con lo scopo di far loro conoscere differenti aspetti del camminare, e invogliare anche chi cammina poco a praticare questa attività; ma anche appassionati, viandanti, trekker e pellegrini provenienti da tutta Italia e dagli Stati confinanti". Buona camminata!

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