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Crisi del latte di bufala: disperato appello degli allevatori

Grazzanise - Riesplode la crisi che da tempo attanaglia il comparto agro-zootecnico del Basso Volturno. Ormai è alta come le stelle che brillano in queste notti di mezz'estate. Il "latte di bufala mediterranea" è al centro della rovente...

Riesplode la crisi che da tempo attanaglia il comparto agro-zootecnico del Basso Volturno. Ormai è alta come le stelle che brillano in queste notti di mezz'estate. Il "latte di bufala mediterranea" è al centro della rovente requisitoria che, sulla soglia della disperazione, rilanciano gli operatori del settore. Non c'è più tempo da perdere. Il comparto produttivo è in tremenda agonia. Rischiano lo smantellamento centinaia di aziende. L'appello va anzitutto allo Stato e, per Esso, Ai Nuclei Antisofisticazione e Sanità (NAS) dei Carabinieri e al Corpo Forestale (CFS). La "causa prima" sarebbe individuata nella forte quantità di latte (specialmente in polvere) proveniente dall'Europa dell'Est (in particolare dalla Romanìa) e scaraventata nelle centrali della trasformazione. Finirebbe infatti immagazzinata nei grossi caseifici (e congelate le partite di latte liquido), immaginando la coda della tremenda congiuntura economica che viceversa rimane tuttora nell'occhio del ciclone. La potente imprenditoria affetta dunque da miopìa? Forse, visto che qualcosa starebbe andando storto. Certamente si trincèra in una spregiudicata logica da business. Così il "latte di bufala mediterranea" non serve assolutamente per produrre "mozzarella di bufala campana dop": è il teorema che assilla gli allevatori. Per risolverlo non basta più l'ordinario o straordinario controllo dei NAS e del CFS: andrebbe attivata una severa ricognizione senza precedenti! Per giunta - si osserva, inoltre -, il latte è venduto, da alcuni spudorati esponenti delle lobby tacitamente costituite, ai piccoli caseifici a prezzo addirittura inferiore a quello che costa "alla stalla". E si parla perfino di prezzo della mozzarella a 6,50 euro per chilo; contando pure che qualcuno insistentemente giura che le ricercate "palle bianche" arrivino a Milano a 5,70, trasporto compreso. Come è possibile tutto questo senza i retrostanti marchingegni che, dopotutto, contaminano il sano mercato e fanno il gioco delle multinazionali nordiche che hanno sempre osteggiato la naturale progressione del nostro prezioso "formaggio a pasta filata", poi mozzato a mano o dalle macchine moderne? Comunque, ne deriva il pericolo-crollo delle aziende bufaline dei Mazzoni di Capua che, ad una ad una, rischiano di scomparire subissate dai debiti, anche per la forte caduta del valore della moneta che, non senza responsabilità dei vertici istituzionali, in Italia s'è registrata col passaggio dalla lira all'euro. Tutti i tipi di mangimi hanno subìto la triplicazione dei costi; altre spese sono almeno raddoppiate e le tasse pervenute ad alti picchi mai visti prima.
Cinque anni fa, su sollecitazione della Lega allevatori bufalini (Lab) ora silente ed allora presieduta dall'ex-sindaco di Cancello ed Arnone, Raffaele Ambrosca, delle travagliate vicende della filiera s'è occupato anche il celebre avvocato Carlo Taormina: venne, nel settembre 2008, a Borgo Appio per il raduno degli Stati Generali: era il tempo della brucellosi e degli abbattimenti incalzanti. Ma quel tempo tramontato: adesso, per i sacrifici che i titolari degli allevamenti sanno fare, i capi bufalini, malgrado l'ecatombe degli anni scorsi, sarebbero nientemeno che aumentati. Eppure questa incidenza sarebbe "naturalmente irrilevante" al cospetto delle megatattiche a causa delle quali fra un anno la "bufala mediterranea" potrebbe definitivamente stramazzare, facendo largo alla mozzarella d'origine rumena o pakistana. NAS e CFS sanno bene se una "bufala di mungitura" può dare, in media giornaliera, un quantitativo di "oro bianco" pari a 5 litri per 8 mesi. Allora, si sappia anche che quanti, non avendo un caseificio proprio, si lanciano sulla "doppia mungitura" vanno dritti al fallimento, giacché allo scoccar del terzo anno la produzione di latte drasticamente si riduce o il capo prematuramente muore. I "disperati" chiedono, nel contempo, l'intervento del Ministero delle Politiche agricole, meglio del Ministro in persona, per evitare che altre migliaia di addetti vadano ad ingrossar le file, già formidabili, della disoccupazione in Campania; per scongiurare che i più esagitati si riconvertano in ladri o rapinatori. Una volta la "mozzarella di bufala" si vedeva solo sulle "mense di pregio". Adesso è diventata prodotto "da bancarella". Lo Stato, nella sua articolazione centrale e periferica, ne prenda atto e provveda!

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