"Noi insegnanti bistrattati abbiamo perso l'empatia verso gli studenti"

La lettera della docente Stefania Modestino nella giornata mondiale a loro dedicata

Nel turbinio dei media che  indirizzano la nostra attenzione, oggi anche Google ci ricorda che oggi è la quinta giornata mondiale dedicata agli insegnanti. Va colta l'occasione per fare una riflessione su una categoria al centro di tante polemiche per le “vacanze”, perché tutti ne sanno più di loro (a cominciare dai genitori), per la Buona scuola e gli algoritmi sconnessi che hanno comportato vere e proprie “deportazioni” di precari.

La riflessione parte proprio dai precari, che pur di essere inseriti nel famigerato “ruolo” hanno subito costi economici ed affettivi . Molti con anzianità di servizio (e, quindi, con famiglia, figli ed affetti), sono stati scaraventati anche fino a 1000 chilometri di distanza poiché “o questo o niente” ed un algoritmoha deciso delle loro vite andando ad impoverire una categoria già economicamente bistrattata. Solidarietà a questi colleghi, è a loro che va dedicata questa giornata.

Le vacanze estive, che poi nella realtà, si riducono ad un mese poiché giugno e luglio sono giorni di lavoro e il primo settembre si è a scuola, sono state il pretesto per dar corso ad uno svilimento della figura del docente. Un po' per moda un po' per superficialità, si mette in discussione un riferimento, quale è l'insegnante, dalla primaria sino al liceo, ci si abbandona alla critica anche feroce,  si indeboliscono i nostri figli cui viene a mancare un riferimento necessario. E mi viene in mente Dante con la sua devozione a Virgilio, maestro elettivo, ed a Brunetto Latini che, pur collocato nell'Inferno, viene trattato dal suo allievo, seppur imbarazzato e contrariato, con riguardo e anche con un'affettuosa delicatezza.

I manovratori della Buona Scuola e le connesse eliminazioni o contrazioni di discipline, con la “reductio ad minimis” della figura docente, hanno incoraggiato demagogicamente lo svilimento della scuola come “luogo di sacralità laica”. Sono passati già 15 anni da quando Giovanni Bollea, scienziato e sostenitore della formazione emotivo-cognitiva, segnalò come la mancanza di regole stesse contaminando anche la scuola e generando un sempre maggior disagio negli adolescenti. Un'affermazione quantomai attuale.

Infine due riflessioni, noi insegnanti, dobbiamo farle su noi stessi. Forse abbiamo rinunciato a sentimenti come l'empatia, che rappresenta il cuore pulsante della didattica, in quanto regola le relazioni efficaci ed è la sola condizione per rispondere alle istanze più importanti che, spesso, sono implicite e mai pronunciate.

L'altra, su chi ci governa, considerando tutte le alternanze degli ultimi 15 anni, che hanno visto la scuola martoriata da provvedimenti che solo chi non conosce il nostro mondo avrebbe potuto fare. Troppo spesso il Ministero dell'Istruzione è stato affidato male, forse sottovalutato o forse, più verosimilmente, perché esiste un disegno per demolire la scuola e rendere i giovani incapaci di affrontare il futuro.

Il dubbio è pressante ed oggi, proprio nella quinta giornata degli insegnanti capita di leggere che si vuol ridimensionare lo studio della storia limitandolo all'epoca contemporanea. I docenti sono la scuola e se la scuola non insegna la storia, cui tutto si riconduce, dalla scienza alle lettere per finire alla matematica e all'arte, allora val la pena di ricordare a noi tutti che senza memoria non si ha futuro.

Stefania Modestino, docente di Caserta

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