Gli italiani sono i più sani d'Europa, ma nel casertano si muore sempre prima

I dati del rapporto 'Meridiano sanità'. In provincia di Terra di Lavoro si vive 3,4 anni in meno rispetto alle città del Nord Italia. E c'è "grande pericolo per i bambini"

Gli italiani sono i più sani d'Europa. Il nostro Paese è primo nel vecchio continente per lo stato di salute della popolazione, migliorando dal terzo posto dello scorso anno, secondo il Meridiano sanità Index. E' quanto emerso oggi nel corso della XIII edizione del Forum Meridiano sanità, durante la quale è stato presentato il Rapporto annuale Meridiano sanità elaborato da The European House - Ambrosetti. 

L'Italia si posiziona "molto meglio della media se si considerano l'aspettativa di vita alla nascita, i tassi di mortalità, l'indice dei fattori di rischio per gli adulti e il tasso di prevalenza standardizzato per patologie croniche ad alto impatto", evidenzia il Rapporto, secondo cui, però, il futuro potrebbe mettere a rischio questo primato: "L'indice di mantenimento dello stato di salute del Meridiano sanità Index evidenzia alcune situazioni di criticità per il nostro Paese, che riporta un punteggio inferiore alla media europea anche se più alto rispetto al 2017. Tra i fattori che mettono più a rischio la sostenibilità dell'attuale livello di salute ci sono la capacità di risposta del sistema sanitario agli emergenti bisogni di salute, alcuni casi di inappropriatezza delle prescrizioni e il livello delle risorse economiche a disposizione della sanità". 

Intanto, secondo la fotografia scattata da Meridiano sanità per verificare come è cambiato lo stato di salute degli italiani negli ultimi 40 anni, ossia dal 1978, quando è stato istituito il Ssn, i connazionali hanno guadagnato quasi 10 anni, raggiungendo un'aspettativa di vita media alla nascita di 83,3 anni. Seppure "con importanti diseguaglianze territoriali, con una differenza di 3,4 anni tra la provincia di Firenze - 84,2 anni in media tra uomini e donne - e la provincia di Caserta - 80,8 anni". Nel complesso l'Italia continua a invecchiare: nel prossimo ventennio il 31% della popolazione avrà più di 65 anni, a fronte di una quota ridotta al 57% della popolazione attiva (15-64 anni).

Non solo. Fra le maggiori criticità figura "l'indice dei fattori di rischio per i bambini", confermando "la necessità di investire maggiormente in prevenzione, stili di vita e abitudini alimentari e comportamentali dei più giovani, per non compromettere lo stato di salute della popolazione nei prossimi anni, oltre agli anni vissuti con disabilità". 

L'Italia si conferma il Paese più anziano d'Europa, con il 22,4% di 'over 65' e solo 7,6 nati per 1.000 abitanti. Al 2050, la differenza tra 'over 65' e 'under 5' sarà pari a 17 milioni di persone. L'invecchiamento della popolazione e gli impatti delle patologie croniche - si legge - proiettano la spesa sanitaria dall'attuale 6,6% all'8,3% del Pil nel 2050, secondo lo scenario previsionale di Meridiano sanità, passando da 116 miliardi di euro di oggi a 213 miliardi nel 2050. 

Secondo la fotografia scattata dal Rapporto, lo stato di salute migliore si rileva nelle Province autonome di Bolzano e Trento, con un punteggio rispettivamente di 9,4 e 9,1. Al contrario, le performance peggiori sono registrate dalle regioni del Sud Italia, in particolare dalla Campania (il cui punteggio è pari a 2,7). Per quanto riguarda l'indice di mantenimento dello stato di salute, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana registrano le performance migliori. E sono le regioni con lo stato di salute migliore, tutte del Nord, a vantare anche un indice di mantenimento dello stato di salute maggiore. Questo suggerisce come, "purtroppo, il divario tra Nord e Sud sembra destinato ad aumentare". 

Secondo Meridiano sanità, "occorre dunque investire in prevenzione e innovazione per affrontare le sfide di salute del nostro Paese e rispondere alle esigenze dei cittadini. Infatti un aumento dell'1% dell'incidenza della spesa in prevenzione sulla spesa sanitaria comporta, in media, una diminuzione del 3,1% dell'incidenza della spesa per prestazioni terapeutiche, riabilitative, socio-assistenziali e previdenziali". Le patologie non incidono solo sul sistema sanitario e socio-assistenziale, ma anche sul sistema produttivo ed economico. E fra le malattie croniche ad alto impatto, alcuni studi stimano ad esempio un costo pari a 21 miliardi di euro per quelle cardiovascolari e 19 miliardi per i tumori.

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