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Dopo 20 anni fatta luce su barbaro omicidio amante boss dei casalesi: 4 ordinanze di custodia cautelare

Martedì 3 Aprile 2012
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CRONACA - Castel Volturno - Dopo 20 anni fatta luce su barbaro omicidio amante boss dei casalesi: 4 ordinanze di custodia cautelare - Casertanews.it
CRONACA | Castel Volturno
- "A coronamento di un'articolata attività investigativa condotta dagli agenti della Squadra Investigativa del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Castel Volturno (CE), diretti dal V.Q.re dr. Davide Della Cioppa, hanno eseguito nr. 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei responsabili dell'omicidio di Carolina Maresca, barbaramente uccisa in data 4 luglio 1992 in Castel Volturno, colpevole solo di essere l'amante di Venosa Raffaele, nipote del ben più noto boss del clan dei casalesi Venosa Luigi, detto "ò cucchiere", all'epoca latitante perché colpito da provvedimento restrittivo per associazione mafiosa. A distanza di circa 20 anni da quel triste giorno, infatti, le indagini condotte dagli investigatori della Polizia di Stato, e dirette dal Sostituto Procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli d.ssa Anna Maria Lucchetta, e dal Procuratore Aggiunto di Napoli dr. Federico Cafiero de Raho, grazie anche all'importante apporto informativo di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito, finalmente, di far luce sulle modalità e sulle ragioni di quell'efferato delitto, consumato in pieno giorno, in estate avanzata, nell''affollatissima Strada Domitiana.
L'omicidio di Maresca Carolina avvenne alle ore 17.00 circa del 4 luglio 1992, presso l'esercizio commerciale "Alimentari Sangermano", sito al Km 32+400 della SS. Domitiana, dove gli agenti del Commissariato di Castel Volturno, ivi giunti dopo pochi minuti, si trovarono davanti agli occhi uno scenario da brivido, con il corpo ormai senza vita della giovane donna riverso per terra in una pozza di sangue, colpita alla testa da almeno un colpo si pistola sparato a bruciapelo. Carolina Maresca, infatti, era stata colpita alla testa da almeno un proiettile, come provato dai due bossoli cal. 9 Parabellum e dall'ogiva sequestrati dagli agenti sul luogo del delitto. Particolare che, fin da quel momento, sottolineava la chiara matrice camorristica di quell'esecuzione, fu il rinvenimento sotto il corpo della donna di una foto che ritraeva il suo amante Venosa Raffaele, ivi lasciata dai killer come messaggio per l'uomo che quella donna aveva in qualche modo, anche indirettamente, favorito o agevolato, Luigi Venosa detto 'O Cucchiere. In quel periodo, infatti, nell'intero Agro Aversano era un atto una vera e propria faida di camorra, che vedeva contrapposte due diversa fazioni del clan dei casalesi. Da una parte il gruppo facente capo ai boss Schiavone Francesco detto "Sandokan"e Bidognetti Francesco detto "cicciotto e mezzanotte", dall'altro il gruppo facente capo alle famiglie De Falco – Venosa - Quadrano – Esposito e La Torre. Lo stesso territorio di Castel Volturno, del resto, come di riflesso, in quel periodo vedeva contrapporsi, a colpi d'arma da fuoco, il gruppo facente capo all'emergente boss Giulio Luise, poi assassinato nel marzo del 2001, aderente al gruppo Venosa-De Falco e Pasquale Morrone, deceduto in carcere nel 2006, affiliato al gruppo Schiavone-Bidognetti. Maresca Carolina era, comunque, persona conosciuta agli uomini del Commissariato di P.S. di C/Volturno non solo perché tratta in arresto, qualche anno prima, in flagranza di reato perché trovata in possesso di circa 1,5 Kg. di sostanza stupefacente del tipo hashish ma perché appartenente ad una nota famiglia malavitosa napoletana, proveniente dai "quartieri spagnoli", tutta decimata in agguati camorristici. Ultimo, in ordine di tempo, il fratello Maresca Giuseppe, soprannominato "Babà", considerato il re indiscusso del contrabbando in quel quartiere, assassinato in un agguato verificatosi a Napoli, alla Salita Pontecorvo, il 19.9.1987. L'omicidio della Maresca ebbe una vasta eco sui media proprio perché a cadere vittima di quella che, senza dubbio alcuno, era da ritenersi un'esecuzione camorristica vera e propria, era una madre. Si trattava, in effetti, della seconda donna a rimanere vittima di un agguato mafioso in "Terra di Lavoro". La prima, infatti, era stata Mancini Caterina, uccisa in un agguato camorristico il precedente 5 marzo 1992 ed il cui cadavere, crivellato da numerosi colpi, unitamente a quello di De Falco Giuseppe, detto "barbacane" e fratello dei boss De Falco Vincenzo, detto "ò fuggiasco"e De Falco Nunzio detto "ò lupo", venne rinvenuto all'interno di una Fiat Uno, alla cui guida v'era proprio la Mancino, lungo l'asse mediano in direzione di C/Volturno.
Le indagini condotte all'epoca, pur delineando il quadro all'interno del quale l'omicidio era da inquadrarsi, non consentirono di acquisire elementi probatori riguardo ai mandanti ed agli esecutori materiali del barbaro assassinio anche per il clima omertoso che interessava, e purtroppo interessa tuttora, l'agro aversano.
Nel mese di agosto dello scorso anno, il P.M. presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli d.ssa Anna Maria Lucchetta, assumeva la direzione delle indagini relative all'omicidio della Maresca Carolina, relativamente al quale, appositamente sollecitati dal Magistrato, alcuni collaboratori di giustizia avevano reso interessanti dichiarazioni che, opportunamente suffragate da riscontri investigativi, hanno consentito seppur a distanza di due decenni, di fare giustizia per quell'efferato delitto.
Nonostante il lungo lasso di tempo trascorso, che avrebbe potuto vanificare l'attività di Polizia Giudiziaria, tutta finalizzata non solo al riscontro delle informazioni assunte ma anche ad una ricostruzione meticolosa dei fatti e dei luoghi, grazie al sinergico lavoro che ha visto fianco a fianco la Procura della Repubblica di Napoli e gli uomini della Squadra Investigativa del Commissariato di P.S. di C/Volturno, nella mattinata oderna, in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli dr.ssa Giuliana Pollio, sono stati tratti in arresto, dagli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Castel Volturno e della Squadra Mobile di Caserta Bidognetti Francesco, alias "cicciotto è mezzanotte", Schiavone Francesco, alias "cicciariello", Dell'Aversano Giuseppe, alias "peppe ò diavolo" e Vargas Pasquale Giovanni" [nota stampa Dda Napoli].
Fonte comunicato stampa
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