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"World Interfaith Harmony Week" alla Facoltà di Giurisprudenza della Sun

Sabato 28 Gennaio 2012
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UNIVERSITÀ | S.Maria Capua Vetere
- L'attuale contesto sociale caratterizzato dall'inesorabile accentuarsi del pluralismo etnico, culturale e religioso, ha sollecitato l'intenzione di celebrare la World Interfaith Harmony Week istituita dall'Assemblea delle Nazioni Unite il 20 ottobre 2010 con la Risoluzione n. 65/5.
Con questa Risoluzione è stata proclamata la prima settimana di febbraio di ogni anno come periodo di impegno concreto per cercare un dialogo tra le diverse religioni. Precisamente, "L'Assemblea generale delle Nazioni Unite invita tutti gli Stati a diffondere su base volontaria, nel corso di quella settimana, un messaggio di armonia e di apertura tra le religioni nelle chiese, moschee, sinagoghe, templi e altri luoghi di culto del mondo; un messaggio basato sull'amore di Dio e del prossimo o sull'amore del bene e del prossimo, a seconda delle tradizioni o credi religiosi di ciascuno".
La comunità politica internazionale ha preso formalmente atto della rilevanza sociale assunta dal fenomeno religioso nel momento in cui l'Assemblea generale dell'ONU ha approvato, con voto unanime, la Risoluzione che proclama la prima settimana di febbraio di ogni anno come la World Interfaith Harmony Week, che per il corrente Anno Accademico sarà celebrata anche presso la Facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università degli studi di Napoli, nei giorni 8 - 9 - 10 febbraio 2012, su iniziativa del Prof. Antonio Fuccillo (Cattedra di Diritto ecclesiastico) con la collaborazione della Prof.ssa Maria Chiara Vitucci (Cattedra di Diritto internazionale).
La manifestazione prevede l'organizzazione di quattro tavole rotonde sul dialogo interreligioso, la presentazione dei più recenti volumi prodotti su tema, un forum in cui interverranno dottori di ricerca, dottorandi e studenti appartenenti a diverse fedi religiose ed infine l'istituzione di uno Sportello permanente.
La celebrazione della World Interfaith Harmony Week ha lo scopo di promuovere l'armonia delle fedi, inserendo il giusto software nell'hardware religioso del mondo, attraverso l'attivazione di efficaci canali di comunicazione tra le confessioni religiose e il sostegno alla maggioranza silenziosa dei ministri di culto nel diffondere la cultura della pace.
È innegabile sottolineare come il fattore religioso sia ritornato ad essere uno dei motori della società contemporanea, da un lato come elemento forte di appartenenza ad un "gruppo" e di significazione della identità dei soggetti, dall'altro come momento di diversità culturale dei singoli e dei popoli. La religione si è prepotentemente ripresa il suo posto nella storia vanificatosi, di fatto, il tentativo secolarista e fortemente relativista (per qualcuno addirittura "nichilista") del secolo scorso. Il "crepuscolo degli dèi è stato rimandato" così come la forzata distinzione tra "questioni di fede" e "questioni politiche", essendo la dimensione religiosa tornata a condizionare la vita dei popoli e le decisioni della politica.
Appare evidente come il mondo sia interessato da conflitti legati alle religioni o interni ad esse, i quali possono manifestarsi in vario modo, dall'ingiuria a varie forme di discriminazione, alla violenza. La dimensione del fenomeno è tale che non esclude i "non credenti", i quali da un lato devono convivere con le varie fedi religiose che reclamano spazi di azione sempre più ampi, dall'altro hanno sempre maggiore difficoltà ad affermare la loro visione del mondo soprattutto in Nazioni che hanno ordinamenti giuridici fortemente influenzati dai diritti confessionali.
Conoscersi e dialogare nella ricerca della sintesi, attraverso l'individuazione degli elementi minimi di condivisione in base ai quali attualizzare il diritto di libertà religiosa nella società contemporanea, deve essere la sfida da raccogliere, per le scienze giuridiche, dall'iniziativa delle Nazioni Unite. D'altra parte, il fattore religioso propone continuamente all'attenzione dell'interprete la tensione tra diritto ed etica, tra legge e coscienza. In modo particolare fra il dovere, che molti avvertono, di obbedire alla propria coscienza - talvolta orientata al rispetto di norme di derivazione confessionale - e l'obbligo di adempiere a quanto previsto dalle norme poste dal legislatore statuale.
L'iniziativa ha dunque lo scopo di contribuire alla diffusione della cultura pace e del dialogo tra le religioni, partendo anche dalla convinzione, tanto dei credenti quanto dei non credenti, che le basi scritturali di ogni religione del mondo lanciano un messaggio di pace, il quale, talvolta, viene totalmente stravolto dall'uomo per scopi ad esso estranei.
Fonte comunicato stampa
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