• Versione stampabile
  • inoltra notizia
  •  
  •  
  • Segnala su Facebook
  • Segnala su Wikio
  • Segnala su OkNotizie
  • Segnala su Technorati
  • Salva su Google Bookmarks
  • Aggiungi a My Yahoo!
  • Proponi su del.icio.us

Al Gesualdo è Teatro Civile per non dimenticare gli orrori della guerra

Domenica 24 Gennaio 2010
TEATRO | Avellino
- Torna la cifra elegante e graffiante di Giancarlo Sepe: in Morso di Luna Nuova, affresco sulla Napoli del 1943 scritto da Erri De Luca, dove si intrecciano micro e macro storie segnate dalla violenza della Guerra. Martedì 26 gennaio, alle 21, e mercoledì 27 gennaio, alle 10, 30 per una rappresentazione interamente dedicata alle scuole, di scena "il morso di una città che addenta e insegue fino a sbattere fuori l'occupante intruso. Qui si svolge la vita di nove persone in quell'estate…". Dal 27 al 30 settembre del 1943, le "quattro giornate di Napoli", una città già devastata dalla lunga guerra e portata allo stremo dalla violenza nazista insorge contro gli ex-alleati riuscendo a liberarsi dall'occupazione prima dell'arrivo degli anglo-americani. E proprio mercoledì 27 gennaio ricorrerà la Giornata della Memoria, per non dimenticare gli orrori della guerra, del razzismo, della violenza. Racconto della fame e del dolore, della paura delle bombe che cadono distruggendo le case, la voglia di vivere, di sognare, di amare. La guerra l'hanno raccontata in tanti. Il teatro accoglie ora ad Avellino la lingua dolce e rapida di Erri De Luca e del suo "Morso di luna nuova". Un rifugio antiaereo è lo scenario di «Morso di luna nuova», racconto per voci in tre stanze, scritto da Erri De Luca e portato in scena da Giancarlo Sepe, con la compagnia "Gli Ipocriti". Napoli, estate 1943, dal cielo cadono bombe alleate. Al riparo, nel ventre della città, otto persone condividono la paura e l'attesa. Il fascismo è appena caduto. Gli Americani sono sbarcati in Sicilia e stanno salendo verso Nord. Intanto c'è una napoletanità fiera che emerge vigorosa.
Giancarlo Sepe ha realizzato una messinscena attenta e delicata, efficace, dolorosa ma, a tratti, anche divertente; tutti gli elementi sono stati dosati con grande maestria in uno spettacolo in cui immagini sonore e visive colpiscono lo spettatore e gli trasmettono emozioni forti ed intense che lo accompagnano nel tempo. Nelle sue note Sepe afferma: "alla lettura del testo di De Luca ho avuto come il presentimento che la storia della mia famiglia trovasse in quelle parole, in quelle situazioni raccontate, il proseguimento di un naturale percorso naturale. La mia famiglia ha vissuto la guerra, correndo due volte al giorno al rifugio …. In "Finale di partita" di Beckett, il personaggio dopo aver raccontato del mondo andato in malora, di Dio, e dei sopravvissuti dice: "sono pronto". Credo di poter provare a raccontare questo spettacolo".
Con questi propositi Sepe, senza lasciare nulla al caso e ben dosando tutti gli elementi (scene, costumi, musiche), è riuscito a realizzare uno spettacolo emozionante, impeccabile, struggente, equilibrato e senza sbavature ovvero uno spettacolo "da non perdere assolutamente". La vicenda è ambientata in un periodo storico non molto lontano, la seconda guerra mondiale ed in particolare l'anno 1943 quando si pensava che, con l'armistizio dell'8 settembre la guerra fosse finita ed invece fu solo l'inizio di una fase peggiore a causa degli scontri tra i tedeschi in ritirata e gli "alleati" che venivano a liberare il paese. Ci affidiamo nuovamente alle parole del regista "… Si tratta di una storia che mette insieme persone in fuga dalla guerra, persone spaventate dai bombardamenti che squassano Napoli. Rifugiate in un ricovero, si incontrano le più diverse realtà umane, dalla più umile al generale in pensione. È un testo che pone sotto il fuoco dell'attenzione la solidarietà, intesa come vera e propria anima partenopea. Se è vero che i napoletani sono molto capricciosi e combattivi, è vero anche che nel momento della difficoltà e del bisogno, della solidarietà umana, subito scattano e aprono una "concettualità" del vivere assieme che sfocia nella lotta contro il nemico comune. Questo è il cuore dello spettacolo: una Napoli prima distratta, in cui ognuno pensa ai fatti suoi, e che quando però identifica un male che può aggredirla ecco scattare una solidarietà incredibile, quel legame speciale che rende forte il suo popolo. È questo il concetto di teatralità che ho voluto mettere insieme: da una Napoli di fantasmi, di persone provate anche nel fisico in quanto assediate dai bombardamenti, da questa Napoli così disperata ecco dunque nascere il guizzo che porta gli uomini a mettersi insieme per dar vita a quella riscossa che ha poi consentito l'entrata degli alleati e la liberazione della città. Il tutto è ambientato in una cantina, un sotterraneo dove si sviluppa in nuce quella che sarà poi la rivolta che scaccerà il nemico…"
Il testo di Erri De Luca non è un saggio storico ma solo il racconto degli stati d'animo, dei sentimenti, delle angosce, delle speranze di chi viveva in prima persona e sulla propria pelle, l'esperienza drammatica della guerra. «I protagonisti del libro sono persone, non personaggi. Hanno facce e voci che mi sono state tramandate da mia madre. Nei suoi incubi, però, non c'è il fragore dei bombardamenti ma il suono della sirena, che dava l'allarme, spezzava i sonni e costringeva tutti a scappare nei rifugi … Morso di luna nuova, è nulla più che l'atto di un erede al quale sono stati affidati in lascito quei racconti».(Erri De Luca).
Fonte : comunicato stampa
  • Versione stampabile
  • inoltra notizia
  •  
  •  
  • Segnala su Facebook
  • Segnala su Wikio
  • Segnala su OkNotizie
  • Segnala su Technorati
  • Salva su Google Bookmarks
  • Aggiungi a My Yahoo!
  • Proponi su del.icio.us
PUBBLICITÀ
Notizie Correlate
24/01/10
23/01/10
23/01/10
22/01/10
22/01/10
Notizie dalla stessa Città
23/01/10
23/01/10
22/01/10
21/01/10
18/01/10
PUBBLICITÀ
©CasertaNews è prodotto da
Wood & Stein
tutti i diritti riservati - registrato presso il
Tribunale di S.Maria C.V. P.Iva 02601600618