La guerra nel Pd. Bordate della Sgambato a Graziano: “Si è candidato solo perché messo nel listino”

Per venerdì convocata l’assemblea del gruppo che fa capo al ministro Orlando

La deputata uscente Camilla Sgambato ed il ministro Andrea Orlando

La miccia accesa dalla sconfitta elettorale, ha infuocato le anime del Partito democratico. Dove, ora, tutti stanno cercando un nuovo posizionamento, nell’ottica di una ricostruzione del partito. In tale ottica va vista l’azione della deputata uscente di Santa Maria Capua Vetere Camilla Sgambato che, dopo la batosta per la mancata elezione (nel listino proporzionale di Caserta è scattato solo il salernitano Piero De Luca), ha convocato un’assemblea pubblica per venerdì pomeriggio a palazzo San Carlo a Santa Maria Capua Vedere degli aderenti all’area Orlando in Terra di Lavoro “per fare un’analisi vera ed approfondita del deludente risultato elettorale del partito e per tracciare il percorso migliore e più adeguato da seguire da qui in avanti per ridare linfa e centralità politica al Pd sul territorio”. 

Nel Pd ormai è "guerra aperta"

E la stessa Sgambato non manca di lanciare bordate. Dalla sua riflessione, affidata ad un lungo post su Facebook, si certifica la spaccatura esistente: “Amici, è giunto il momento di dirla tutta la verità, anche se a qualcuno potrà non piacere. Al di là della trascurabile delusione personale, la mia mancata elezione significa lasciare un intero territorio, di un milione di abitanti, senza rappresentanza. In questi cinque anni, infatti, il mio impegno in Parlamento per il territorio è stato riconosciuto e apprezzato da tutte le forze politiche.  L’amarezza è tutta lì: nell’aver perso un’ occasione.  I parlamentari della provincia di Caserta del Pd saranno Piero De Luca e Valeria Fedeli. Questo l’effetto dell’arroganza e della prepotenza dei “caminetti” romani e campani. Credo che tutto il gruppo dirigente regionale del PD debba prendere atto di questa disfatta. E che, quindi, chi ha guidato il processo politico oggi debba fare un passo di lato”.

Le bordate ai casertani

Ma oltre alla richiesta di dimissioni dei vertici nazionali e regionali, c’è anche un passaggio molto delicato dedicato alla provincia di Caserta. “Una nota a margine sulla finta unità del partito casertano: è ormai da anni che viviamo in un partito balcanizzato, dove i vari esponenti si contrappongono l’un contro l’altro solo per ambizioni personali. Un partito significa gioco di squadra, percorsi collettivi, solidarietà, senso di comunità. Ed invece ognuno ha giocato una sua personalissima partita, ad iniziare dal consigliere regionale Stefano Graziano, sostenuto in maniera decisiva da me e da tanti miei amici, compagni e dirigenti, alle elezioni regionali e dal quale non ho ricevuto neanche una chiamata dopo l’esito elettorale del 4 marzo. Poi ognuno può raccontare ciò che vuole, ma lui, come altri, ha spinto per una sua candidatura fino all’ultimo istante, con l’aggravante che avrebbe accettato solo un posto certo nel listino proporzionale. Ma potrei continuare con gli esempi. Mettersi a disposizione per il partito è un’altra cosa, e penso alle battaglie coraggiose di tutti i candidati nei difficili collegi uninominali. Il risultato è che i cittadini hanno spazzato via un’intera proposta politica, buttando a mare, come si suol dire, il bambino e l’acqua sporca. Il mio impegno continua, mi sono fatta in quattro per il mio partito e per questo territorio e continuerò. Perché credo, davvero, che solo con l’impegno disinteressato possiamo raggiungere obiettivi importanti”.

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