L’imam di San Marcellino: abbiamo combattuto camorra, possiamo affrontare l’Isis

Maddaloni - Conoscere per combattere. O, perlomeno, per capire e difendersi. È il monito lanciato sul 13 novembre parigino e sull’Isis dagli esperti che si sono avvicendati a Stilelibero, la trasmissione radiofonica di approfondimento ideata da...

Nasser_Hidouri

Conoscere per combattere. O, perlomeno, per capire e difendersi. È il monito lanciato sul 13 novembre parigino e sull’Isis dagli esperti che si sono avvicendati a Stilelibero, la trasmissione radiofonica di approfondimento ideata da Claudio Lombardi e da Antonio Salvati e condotta da Salvati, ogni martedì, a partire dalle 16, dagli studi di New Radio Network (www.newradionetwork.com), a Maddaloni (Caserta).

Nella Quiete dopo la tempesta, il titolo della puntata di ieri, 17 novembre, si è sancito il patto di collaborazione tra Nasser Hidouri, imam della moschea di San Marcellino, e il teologo Natale Musella, che, venerdì prossimo, si incontreranno per un confronto nella moschea del Comune dell’Agroaversano. «È fondamentale seminare fiducia e lavorare insieme, quali le basi di un dialogo nuovo e costruttivo», hanno spiegato l’imam e Musella. «In questa terra abbiamo combattuto contro la camorra – ha sottolineato Hidouri – e abbiamo l’esperienza giusta per combattere anche questa organizzazione criminale». «L’educazione basata sui veri valori spirituali rappresenta un antidoto alla germinazione della pianta del fondamentalismo», ha aggiunto Musella. L’ex capo del Sismi: minaccia cibernetica sottovalutata

«Il terrorismo è una minaccia sottovalutata da anni», ha ammesso, invece, il generale Luigi Ramponi, a capo del Sismi fino al 1991. «I fatti di Parigi non mi hanno meravigliato», ha proseguito, rivelando il nuovo campo di battaglia, la cibernetica: «Nessuno parla della minaccia cibernetica, fino a quando non ci sarà un ennesimo attacco ai sistemi di funzionamento di una nazione, dall’energia elettrica ai trasporti. In Israele si registrano circa 600 attacchi di questo tipo al giorno». La strategia di risposta è una sola per Ramponi: «Prevenzione, investendo in una formidabile attività di intelligence nell’ambito delle organizzazioni terroristiche». Luca Angrisani, direttore del Centro studi di intelligence dell’Università internazionale di scienze della sicurezza e della difesa sociale di Milano, ha sottolineato come, con l’attacco di Parigi, siano cambiati gli schemi dei servizi di sicurezza, rivelando che «anche i cittadini devono condividere la cultura della sicurezza, diventando parti consapevoli del sistema di difesa nazionale».

L’intervista ad Aicha, l’ex miliziana del Califfato

Grazie agli esperti intervenuti su StileLibero, i radioascoltatori di New Radio Network hanno capito come è nato lo stato islamico, come utilizza i mezzi di comunicazione e come si finanzia. Riccardo Pennisi, analista geopolitico e collaboratore di Limes, ha puntato l’indice sulle periferie della grandi città europee, «dove le condizioni di emarginazione sociali ed economiche sono terreno fertile per i messaggi dell’Isis». Mentre Alberto Smaldone, specializzato in «Industria culturale e comunicazione digitale» all’Università Sapienza di Roma, ha inquadrato l’Isis come una «una media company contemporanea, in grado di “narrativizzare” il tema del cybercaliffato che conquista l’Occidente laico detentore dei peccati». Proprio su questo punto il giornalista e scrittore Simone Di Meo, autore insieme con Giuseppe Iannini, de «La soldatessa del Califfato», il libro intervista ad Aicha, ex miliziana dell’Isis e «social media manager» delle milizie del califfato, ha rivelato le inaspettate «fonti di finanziamento dell’organizzazioni terroristiche basate sulla vendita, ad esempio, di video porno sul Deep web o dei reperti archeologici su Ebay» e «l’ossessione per il sesso dei miliziani dell’Isis». Ciro Pellegrino, giornalista e responsabile della redazione cronaca di FanPage, ha parlato del «corto circuito informativo e delle decine di notizie false diffuse sul 13 novembre di Parigi, che il governo francese si è dovuto affrettare a smentire».

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