'Trans figurazioni': mostra fotografica di Massimo Prizzon allo Spazio OfCA

Caserta - Scriveva Gustave Flaubert in una lettera a Louise Colet il 31 marzo 1853: La poesia non è che un modo di percepire gli oggetti esterni, un organo speciale che setaccia la materia e che, senza mutarla, la trasfigura. Non si può forse dire...

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Scriveva Gustave Flaubert in una lettera a Louise Colet il 31 marzo 1853: La poesia non è che un modo di percepire gli oggetti esterni, un organo speciale che setaccia la materia e che, senza mutarla, la trasfigura.
Non si può forse dire la stessa cosa della fotografia? Anzi, a maggior ragione l'affermazione di Flaubert si attaglia proprio a questa che può essere probabilmente considerata l'arte del XXI secolo.
La fotografia, unica fra le arti visive infatti, non può fare a meno della realtà visibile: se ne nutre e, appunto, la trasfigura.
Proprio nello spingere all'estremo limite questa caratteristica della fotografia trovano la loro forza espressiva i due filoni di ricerca che Massimo Prizzon, fotografo Milanese, presenta allo Spazio OfCA di Caserta a partire dal 31 ottobre.
Ed è in omaggio alla frase scritta da Flaubert a Louise Colet che l'Autore ha voluto intitolare la mostra "Trans Figurazioni", sottintendendo con ciò che i lavori presentati trascendono in qualche misura i limiti della figurazione convenzionale.
Si può dire che i lavori che Massimo Prizzon presenta in questa mostra hanno a che vedere con la percezione e con lo straniamento: i corpi femminili ritratti secondo punti di vista inattesi e in certo qual modo indecifrabili obbligano lo spettatore a riprendere in considerazione i propri archetipi e ad accettare la "non riconoscibilità" di ciò che vorrebbe riconoscere; l'ex fabbrica Minerva ritratta da Prizzon peraltro, come ben ricorda nel suo saggio critico Jacqueline Ceresoli, si è smaterializzata nei materiali che la rappresentano e nel colore, in quello "spirituale nell'arte" di kandiskijana memoria, come un possibile reportage delle sensazioni e delle percezioni di un'energia vitale che va ben oltre lo spazio fisico nel quale il nostro sguardo resta in bilico tra realtà e visione.
Queste sono le considerazioni che fanno dei lavori di Prizzon un punto di vista inconsueto non solo in relazione alle realtà che il fotografo reinterpreta e ricrea ma anche all'idea stessa di fotografia: da mezzo per "raccontare" la realtà a mezzo con il quale creare una realtà totalmente nuova e inattesa.

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