'Ferdinando' di Annibale Ruccello al Comunale

Caserta - Al Teatro Comunale di Caserta, da giovedì 18 a domenica 21 gennaio, ore 21.00 – solo domenica ore 18.30 Isa Danieli In Ferdinando di Annibale Ruccello ripreso e messo in scena da Isa Danieli con Luisa Amatucci, Lello Serao, Adriano...

Al Teatro Comunale di Caserta, da giovedì 18 a domenica 21 gennaio, ore 21.00 – solo domenica ore 18.30 Isa Danieli In Ferdinando di Annibale Ruccello ripreso e messo in scena da Isa Danieli con Luisa Amatucci, Lello Serao, Adriano Mottola per la regiaAnnibale Ruccello.
In una decadente e decaduta villa della zona vesuviana, un anno prima della presa di Roma da parte dell’esercito italiano, si sono rintanate due donne. Donna Clotilde, una baronessa borbonica che, dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, vi si è rifugiata serrandosi nel letto e nel dialetto come segno di disprezzo per la nuova cultura piccolo borghese che si va affermando dopo l’unificazione, e donna Gesualda, sua compagna di «prigionia», una cugina povera che svolge presso di lei l’ambiguo ruolo di infermiera/carceriera scandendo le giornate fra pasticche, acque termali e farmaci vari. Le due donne hanno come quotidiano ospite della villa il parroco del paese, Don Catellino, un prete meschino ed ambiguo che si barcamena tra un atavico servilismo borbonico e traffici con la nuova classe politica in ascesa. Tutto sembra immoto, ormai irrimediabilmente intrasformabile, quando l’arrivo imprevisto e repentino di un giovane nipote di Donna Clotilde getterà il «classico» scompiglio nella villa. Ferdinando, di una bellezza morbosa e strisciante, riuscirà a conquistare lentamente tutti i protagonisti della storia, intrecciando promiscue relazioni con le due donne e con il prete, facendo così scoppiare tutte le contraddizioni ed i veleni sopiti sotto la polvere e le ragnatele.
Il testo si muove su diversi livelli contenutistici di cui il più evidente risulta connesso ad una riconsiderazione del processo di unificazione nazionale. Gli eventi storici vengono riletti dall’angolazione tutta privata e familiare di una vecchia classe ormai in decomposizione assumendo un senso trasversale di mutamento verso una nuova realtà ugualmente preoccupante nella sua totale assenza di valori morali.
Ma. Ovviamente, non mi interessava minimamente realizzare un dramma storico. Accanto a questa lettura più palese e manifesta prende corpo l’analisi e il tentativo fotografico di messa in evidenza dei rapporti affettivi intercorrenti fra quattro persone in isolamento coatto. Gli odi, i desideri, le bramosie sessuali, le vendette, le sopraffazioni, le tenerezze, gli abbandoni, fra quattro personaggi, tutti perduti, dannati da una storia diversa per ognuno, ma sempre inclemente e perfida.Infine c’è una chiave della vicenda di carattere più metaforico che allude ad un mutamento di valori e ad un salto generazionale e culturale molto simile a quello attualmente operante nella nostra società dove ai vecchi comportamenti e alle vecchie ideologie si vanno sostituendo nuovi modi d’azione, ancora più brutali nella loro assenza di coordinate storiche.La forma utilizzata per narrare queste intenzioni è inizialmente quella del vecchio romanzo verista (o semplicemente realista) che lentamente si degrada in romanzo d’appendice, se non in romanzo vero. E' come se da Verga o da De Roberto (ma in qualche modo anche da Mann) passassimo, senza accorgercene a Carolina Invernicio, a Collins, a Huysmans. E questo degradarsi della forma narrativa va di pari passo con il degradarsi della vicenda e dei personaggi.

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