Inaugurato il Museo "Giacomo Furia": l'emozione del figlio Filippo

La cineteca per ricordare l'attore di Arienzo che ha reso grande il cinema italiano insieme a Totò e Sophia Loren

Inaugurato il Museo Giacomo Furia

Sabato mattina è stato inaugurato ad Arienzo, paese che ha dato i natali all’attore caratterista Giacomo Furia, un Museo/Cineteca a lui dedicato, grazie alla donazione dei cimeli, delle foto e altri oggetti devoluti dal figlio, Filippo Furia; iniziativa che fa parte del progetto Terra'nnaMurata e tanto voluta dall'amministrazione comunale capitanata dal sindaco Davide Guida.

Terra’nnaMurata-Arienzo e il suo Giacomo Furia si configura quale percorso storico, culturale e gastronomico organizzato per rievocare il noto attore che è stato anche spalla di Totò e protagonista nei due successi  L’oro di Napoli di Vittorio De Sica, nei panni di Rosario, il marito della bella Sophia Loren e La banda degli onesti di Camillo Mastrocinque, nel ruolo di Cardone.

Dal 5 fino al 19 maggio sono in programma diversi eventi  e visite guidate che hanno rievocato e rievocheranno la vita di Furia, il suo percorso artistico teatrale, cinematografico e televisivo.

Quando abbiamo avuto il piacere di scambiare delle parole con Filippo Furia, quella che era nei programmi un’intervista, si è trasformata in una piacevole chiacchierata davanti a un caffè.

Sicuramente è stato molto entusiasta dell’iniziativa che ha avuto Arienzo e lo si è capito dall’emozione, al momento dell’inaugurazione, quando con voce tremante ha detto:

«Questo è un omaggio a papà, ma anche un omaggio ai tanti attori che hanno fatto grande il cinema italiano».

Parole molto significative, che riassumono in sé ciò che in realtà sono stati per il nostro cinema gli “attori caratteristi”, quegli interpreti  che hanno recitato in tantissimi film, ma di cui, alla fine, si dimenticano i nomi se non si ha di fronte la scena celebre in cui si ritrovano a fare da spalla ai grandi attori protagonisti.

Diciamo che questo è il prezzo che paga un attore caratterista. Giacomo Furia ha infatti preso parte ad oltre 150 film, 17 di questi erano film con Totò, ma lo ricordiamo principalmente per quei titoli in cui ha avuto un ruolo di primo piano. Ma senza il contributo della spalla comica, come avrebbe fatto il grande Totò, maestro dell’improvvisazione, nei diversi film in cui lo vediamo duettare anche con Giacomo? Certo che si doveva essere attori all’altezza per reggere il confronto sul set con Totò, lui che era ben conosciuto dai registi dell’epoca, proprio per il suo non amare il fatto di seguire il copione.

È così che nasce lo sketch in Totò cerca casa! Quella che doveva essere per Giacomo Furia una piccola parte, si trasformò in un vero e proprio ruolo, nel suo primo film con Totò in cui lo troviamo nei panni di Pasquale Saluto, il padre analfabeta che si reca all’ufficio anagrafe a comunicare la nascita del figlio. E cosa ne esce fuori, in quello scambio di battute finalizzato alla scelta del nome da dare al “nascituro”!

I caratteristi sono stati attori di grande importanza per la storia del cinema, con la morte di Giacomo Furia può dirsi scomparso definitivamente questo ruolo nel nostro cinema  e a confermarlo è stato anche Carlo Verdone, quando in un seminario svoltosi a Siena nel 2005 su “I non protagonisti” aveva posto l’accento su questa categoria di attori di pari importanza dei protagonisti, loro che con le loro piccole parti hanno contribuito a rendere più grande il cinema italiano.

Filippo ci ha rivelato, poi, dei lati anche più intimi del carattere di Furia, come la sua serietà e la fedeltà nei confronti della moglie Anellina, che tra l’altro debuttò anche nella compagnia di Eduardo De Filippo come attrice e che prese il nome di Lilly Furia, anche nei successivi lavori cinematografici.

Poi ha rievocato la sua infanzia, quando casa Furia, di sera, si trasformava in una vera e propria sala da gioco, dove gli attori si riunivano e giocavano a scopone o al sette e mezzo. Memorabile l’espressione di Tina Pica, un’altra grande attrice e collega di Giacomo Furia che così esordì durante una partita a carte, quando tra le mani le capitò il 7 bello: «E carte so quaranta zoccole. E io so a quarantunesima. Sette e miezz!», espressione che detta poi da una “caratterista” quale Tina Pica, con la sua espressività e la sua cadenza napoletana, divertì tutti gli attori che ovviamente smisero di giocare per via delle risate.

E ancora gli ultimi anni della carriera artistica, del suo impegno a teatro, che mai abbandonò nonostante i successi cinematografici e poi televisivi. Negli anni Ottanta e Novanta, Giacomo Furia è stato impegnato nel Ciclo Spettacoli Classici promossi dall’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) nelle rappresentazioni siciliane al Teatro Antico di  Segesta e al Teatro Greco di Siracusa. Lo ricordiamo nella stagione 1987 come attore della compagnia negli Eunuchus di Publio Terenzio.  

Un grande attore, dunque, degno di essere celebrato dai suoi concittadini. Giacomo Furia, nacque per caso ad Arienzo. Lì abitavano i suoi nonni. I suoi genitori vivevano infatti al Vomero e si trovarono ad Arienzo per trascorrere le vacanze di Natale in famiglia. La madre sbagliò i conti e nacque proprio lì. Nonostante abbia vissuto prima a Napoli e poi a Roma, Giacomo Furia amava sempre tornare ad Arienzo. Nacque lì non per sua scelta, ma per sua scelta decise di essere sepolto nello stesso paese che gli aveva dato i natali e che finalmente lo ha omaggiato con questa bellisima iniziativa.

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