La zia di Katia: "Emilio era una perla d'uomo, ma ha doppia personalità"

Sei testimoni ascoltati durante il processo per omicidio al marito della vittima

Emilio Lavoretano, unico imputato per la morte della moglie

Un'altra udienza fiume quella di oggi nel processo per l'omicidio di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa nella sua abitazione a San Tammaro nel luglio 2013. Questa mattina dinanzi alla Corte di Assise (presidente Giovanna Napolitano, a latere De Santis) sono stati ascoltati Pasqualina Ginestra, cognata di Katia; Orietta Scognamiglio, cugina di Katia, insieme al marito Stanislao Capuano; Orietta Vittoria ed Anna Giordano, zie della vittima; MaurizioMaccariello, marito di Vittoria.

Quasi tutti i testimoni hanno raccontato della gelosia esistente tra Katia ed il marito Emilio Lavoretano, unico imputato dell'omicidio della moglie. Parole non di poco conto, visto che proprio su di questo si baserebbe il movente del delitto secondo la Procura. Interessante però notare come, nel corso della sua deposizione, Vittoria Giordano abbia sottolineato fosse "una perla d'uomo, ma ora ho capito che aveva una doppia personalità, altrimenti non faceva quello che ha fatto". Ed ha parlato anche della vita di Katia, molto chiusa in casa e nei propri affetti. Una scelta che, secondo la zia oggi chiama a deporre, sarebbe stata dettata (se non addirittura imposta) da Emilio fin dal fidanzamento, mentre, però, è emerso in alcune intercettazioni tra la stessa e la sorella Assunta come la ragazza fosse "una donna di altri tempi" che era contenta di dedicarsi completamente alla famiglia. Passaggi non di poco conto che potranno risultare decisivi per ricostruire la situazione in cui si è venuto a verificare il delitto.

Orietta Scognamilglio ed il marito hanno invece raccontato un episodio accaduto nella sala mortuaria, quando la mamma di Emilio avrebbe avvicinato il figlio, raccomandandosi di 'ricordare' che, secondo la versione di Orietta, "il corpo era freddo quando lo ha ritrovato". Per il marito della donna, invece, la mamma di Emilio avrebbe detto di ricordare che il corpo era caldo". Discrasie che tra i coniugi evidenziate nel corso del dibattimento che ha visto sfilare sul banco dei testimoni anche la moglie del fratello di Katia, Pasqualina Ginestra, che ha provato a ridimensionare il litigio che era avvenuto poco dopo la nascita del figlio della vittima giustificando in altro modo l'assenza di rapporti tra le due famiglie nei 7 mesi prima dell'omicidio. 

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