Il business dei rifiuti, l'imprenditore Ventrone interrogato dal giudice

E' finito in carcere nell'inchiesta su un 'giro illegale' di immondizia dal Sud al Nord Italia. Nei prossimi giorni sarà ascoltato anche il fratello

E’ stato interrogato questa mattina l’imprenditore Pietro Ventrone di Maddaloni, finito in carcere nei giorni scorsi nell’ambito di un’inchiesta della Squadra Mobile di Milano su un giro illegale di rifiuti che venivano trasportati dal Sud al Nord Italia, dove poi venivano abbandonati e lasciati marcire in alcuni capannoni.

Ventrone (titolare della Wastesolution, una sorta di azienda "broker" del mondo dei rifiuti), rappresentato dagli avvocati Gennaro Iannotti e Luca Mazzanti, è stato interrogato per rogatoria dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Minio: ha reso una breve dichiarazione nella quale ha respinto gli addebiti e si è riservato di chiarire la propria posizione all’esito dello studio degli atti a sostegno della misura.

Nei prossimi giorni sarà fissato anche l’interrogatorio del fratello Luciano, finito agli arresti domiciliari nella stessa inchiesta, e che risulta titolare di una società di trasporti utilizzata proprio per "muovere" gli enormi carichi di rifiuti.  Con loro sono rimasti coinvolti Aldo Bosina (il titolare di Ipb Italia Srl, la società che aveva in gestione il capannone della Bovisasca e che aveva trasformato quello stesso sito in una discarica abusiva), Mauro Zonca, amministratore di diritto dell'azienda, Giancarlo Galletti, direttore dello stabilimento, l'autista Valentino Bosini, Massimo Sanfilippo e Colombo Joskwa, altri due imprenditori amministratori di società del settore.  Sono state invece messe ai domiciliari altre quattro persone (tra cui Luciano Ventrone).

I dodici, stando a quanto accertato dalle indagini dei carabinieri del Noe e della polizia, sono tutti imprenditori e autotrasportatori in qualche modo legati alla discarica abusiva di via Chiasserini a Milano, distrutta la sera del 14 ottobre da un devastante incendio che aveva fatto scattare l'allarme inquinamento sotto la Madonnina. Nelle fiamme quella notte erano andate in fumo 13mila tonnellate di rifiuti illegali, quasi tutta plastica, che lì in realtà non dovevano esserci. Quell'immondizia, che era nascosta da tre container sistemati in verticale, avrebbe creato una montagna di rifiuti alta cinque metri se distribuita su un intero campo di calcio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la Ipb Italia Srl si rivolgeva a delle aziende che trattano rifiuti e stipulava contratti per il loro trattamento, con un pagamento che di solito si aggira attorno ai 150 euro per ogni tonnellata "ricevuta". Quella stessa immondizia, poi, veniva stipata in capannoni abusivi e lasciata "marcire".  In questo modo i titolari della società evitavano di pagare il prezzo per il conferimento a un termovalorizzatore o a un'altra azienda, garantendosi così un guadagnato netto ed "esorbitante". Nei quattro mesi e mezzo di indagini, hanno accertato gli uomini della Mobile, nelle casse della Ipb Italia Srl sono entrati 1 milione e 86mila euro, tutti guadagnati illegalmente con 37mila tonnellate di rifiuti arrivati quasi interamente dal Sud Italia. 

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