Truffa sui migranti, festa di compleanno e lavori alla villa pagati con i soldi dello Sprar

I dettagli sull'inchiesta che vede indagate 25 persone. Nei guai anche un ex sindaco e un ex consigliere comunale casertani

Le condizioni in cui vivevano gli ospiti degli Sprar

Sono accusati a vario titolo di associazione delinquere finalizzata alla corruzione di dipendenti pubblici o incaricati di un pubblico servizio, estorsione, truffa ai danni dello Stato e Enti Pubblici, frode in pubbliche forniture, abuso d’ufficio, malversazione ai danni dello Stato, emissione ed utilizzo di fatture false. Sono queste le pesanti accuse per i 25 indagati finiti al centro dell’indagine condotta dai militari della Guardia di Finanza e degli agenti della Squadra Mobile di Cassino su delega della locale Procura su numerose condotte illecite nella gestione dell’accoglienza dei rifugiati sia nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che in quello dei Centri di Accoglienza Straordinari (CAS).

Gli indagati casertani

L’indagine si è spostata anche in provincia di Caserta, tra i 25 indagati figurano infatti l’ex consigliere comunale di Santa Maria Capua Vetere Martino Valiante, l’ex sindaco di Rocca D’Evandro Angelo Marrocco (attualmente vice sindaco nella giunta Delli Colli), oltre a Giuseppe D’Errico, 40 anni di Caserta, e Ornella Romanelli, 63 anni di Rocca D’Evandro.

Tutti i nomi degli indagati

La truffa sui contributi 

L’inchiesta ha accertato le condotte criminose poste in essere dagli indagati, quali l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e relative all’ottenimento di rimborsi non dovuti, frode nella fornitura di servizi ai rifugiati e richiesta di rimborso rette per rifugiati non più presenti sul territorio nazionale, e individuati ulteriori soggetti ad essi collegati. Le indagini di Finanza e Squadra Mobile hanno rilevato anche un caso di corruzione di un funzionario addetto alla rendicontazione del servizio SPRAR per la percezione di contributi per costi mai sostenuti. Nell’ambito dei controlli documentali emergeva, in alcuni casi, la doppia annotazione nei registri di rendicontazione di costi sostenuti da Cooperative per il servizio SPRAR. e la doppia percezione di contributi per il pagamento di personale dipendente delle Cooperative sia dello SPRAR, nonché un doppio utilizzo dell’IVA, portata sia in detrazione che rimborsata. Sono state acclarate precise responsabilità a carico dei legali rappresentanti e soci di n.3 cooperative dalle quali è emerso un vero e proprio sistema basato sull’illecito e indebito rapporto tra il responsabile dell’ufficio rendicontazione del servizio SPRAR. e i responsabili di due cooperative ramificate nei territori delle province di Frosinone, Caserta e Isernia. In un caso, è stato rilevato che a fronte dell’intervento di un pubblico ufficiale era stata prospettata, quale compenso, l’assunzione del figlio, cosa che poi è regolarmente avvenuta.

Festa e villa pagate con i soldi dello SPRAR

E’ stato riscontrato che, nel tempo, il sistema di rendicontazione dei costi comprendeva anche spese che con gli immigrati non avevano nulla a che fare, come nel caso di quelle sostenute per l’organizzazione della festa per il diciottesimo compleanno del figlio di un responsabile e confluite nella contabilità del servizio SPRAR quale costo sostenuto per la realizzazione di una manifestazione finalizzata all’integrazione dei migranti ospiti. Sempre a carico del servizio SPRAR sono state poste anche delle spese di ristrutturazione della villa, con annesso campo da tennis, di proprietà di un responsabile della cooperativa coinvolta.

Gli affidamenti illegali e le assunzioni del sindaco

Per quanto concerne il servizio di affidamento dei servizi da parte di alcuni Comuni siti nelle province di Isernia, Caserta e Frosinone, è stato rilevato che questo avveniva senza alcuna procedura ad evidenza pubblica ed emergeva, altresì, che il sindaco di un comune coinvolto era riuscito ad ottenere quale “compenso” l’assunzione di familiari e conoscenti, pretendendo, in alcune circostanze, anche un aumento di stipendio per una persona di suo interesse. Le indagini svolte, hanno permesso di appurare che le cooperative erano giunte a una sorta di patto “di non concorrenza” con il quale si erano spartite il territorio ove operavano. Illuminante in tal caso è la circostanza in cui, innanzi al tentativo di “infiltrazione” da parte di un’altra cooperativa, veniva rilevato l’intervento del sindaco che, con minacce più o meno velate, costringeva la proprietaria dell’immobile che doveva essere adibito a residenza degli immigrati a rescindere il contratto di locazione già stipulato e registrato.

Responsabili in Suv, migranti tra sporco e blatte

Nel corso delle indagini venivano accertati casi di pagamento di rette per migranti non più presenti sul territorio italiano e il subappalto di vitto e alloggio a un centro fatiscente ad un prezzo risultato essere inferiore a 1/3 di quello versato dalla Prefettura, ottenendo in tal modo un indebito guadagno. Nell’ambito delle perquisizioni veniva rilevato lo stato dei luoghi altamente fatiscente con ambienti sporchi e blatte all’interno delle cucine, ma la mala gestione di questi centri di accoglienza aveva invece consentito ai responsabili di questi, di utilizzare automobili di lusso, quali due SUV della BMW modello X1 e X3, acquistati in leasing dalla cooperativa stessa.

I sequestri per 3 milioni di euro

All’esito delle indagini di polizia giudiziaria il Gip del Tribunale di Cassino, su richiesta del Sostituto Procuratore Alfredo Mattei, ha emesso un’ordinanza di applicazione di 18 misure cautelari personali, di cui 11 relative all’obbligo di presentazione alla polizia e 7 relative al divieto di esercitare attività imprenditoriali, disponendo inoltre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di beni per un importo pari a circa 3 milioni di euro.

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