Posti di lavoro venduti a 45mila euro: arrestato 50enne

Maxi inchiesta della Procura di Cassino, vittime ricevevano anche lettere per una futura assunzione. Indagati altri 8 complici

Le indagini dei carabinieri di Formia

Posti di lavoro ministeriali in cambio di soldi: agli arresti domiciliari il 'capo', avvisi di garanzia per altri 8 procacciatori. Il risultato dell'operazione condotta dalla sezione operativa della compagnia carabinieri di Formia, che ha dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari disposta dalla Procura della Repubblica di Cassino, nei confronti di Nino Di Filippo, 50enne cellolese, mentre altre otto persone sono state raggiunte da un avviso di garanzia.

Le accuse sono di traffico di influenze illecite, violenza privata, truffa ed estorsione. Le indagini avviate nel dicembre 2018, a seguito di segnalazioni di alcune vittime raggirate, hanno consentito di individuare l'operato di un gruppo di soggetti originari del Basso Lazio e dell'Alto Casertano, gravitanti tra Formia, Scauri e Minturno con a capo Di Filippo.Grazie a conoscenze con pubblici ufficiali, il 50enne, già gravato da reati contro il patrimonio, prometteva posti di lavoro presso vari enti pubblici ad ignare vittime designate nonché ad altri appartenenti al nucleo familiare.

Per accaparrarsi l'ambito 'posto fisso istituzionale' la somma da versare era pari a 45.000 euro. Il pagamento veniva effettuato o in un'unica soluzione o a 'rate' stabilite di volta in volta dal procacciatore di turno per 'agevolare' la vittima. L'assunzione mai verificatasi in tutte le nove vicende ricostruite dai militari doveva avvenire presso Poste Italiane, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Per accrescere la propria credibilità il cinquantenne campano che si spacciava per un ministeriale si faceva scortare da un autista, suo complice nella classica auto blu su cui aveva fatto installare un lampeggiante.

Si serviva di un manipolo di complici che 'spendevano il suo buon nome', fungendo da garanti/procacciatori. Le vittime in alcuni casi ricevevano presso il proprio domicilio false missive con timbri dei vari enti o corpi che ne simulavano l'originalità. Ogni artifizio veniva utilizzato per rendere credibile la messa in scena, in special modo quando attraverso le fasulle missive i malcapitati venivano edotti della futura assunzione.

Questo escamotage spesso era l'avvio per ulteriori richieste di denaro da parte del gruppo di truffatori adducendo ulteriori fasi di espletamento della procedura di assunzione. In una delle vicende ricostruite dai carabinieri si é profilato un episodio di violenza privata nel mentre una vittima avendo il sentore del raggiro si era rifiutata di pagare. In un'altra ipotesi una delle vittime raggirate, fiutando l'affare é diventata a sua volta procacciatrice di nuovi 'polli da spennare'.

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Le indagini coordinate dal Procuratore della Repubblica di Cassino Luciano D'Emmanuele e dal Sostituto Procuratore Valentina Maisto con l'ausilio del quadro investigativo fornito dai militari formiani hanno avanzato richiesta della misura cautelare al Gip Scalera che ha emesso il titolo custodiale nei confronti del 50enne, indagando i suoi complici.

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