Tribunale "sgomberato" per l'arrivo del boss dei Mazzacane

Belforte sarà processato con rito abbreviato ed in video-collegamento per l'omicidio di Orlando Carbone

Salvatore Belforte

Imponenti misure di sicurezza con l'intero piano del palazzo di giustizia fatto "evacuare" per l'arrivo del boss dei Mazzacane. Sarà l'ultima volta. Salvatore Belforte sarà processato con rito abbreviato ed in videoconferenza per l'omicidio di Orlando Carbone. Il gup Ivana Salvatore del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha accolto tutte le istanze del difensore del boss dei Mazzacane, l'avvocato Salvatore Piccolo, rinviando per le discussioni ad inizio novembre.

IL PROCESSO CON ABBREVIATO

Il giudice per l'udienza preliminare ha accolto l'eccezione relativa al rito alternativo avanzata dalla difesa di Belforte. L'avvocato Piccolo, nel corso della precedente udienza, aveva sostenuto come bisognasse procedere secondo quella che era la legge al momento della commissione dell'omicidio, nel 1986, e non la norma sopravvenuta solo nel 2018 secondo la quale non è possibile chiedere il giudizio con abbreviato per reati punibili con l'ergastolo, come richiesto dal pubblico ministero.

IL BOSS IN VIDEOCONFERENZA

Disposto anche il video-collegamento per il boss, ex collaboratore di giustizia. La richiesta era fondata principalmente su due motivi: uno relativo alla sue condizioni di salute (il boss ha problemi di deambulazione), l'altro relativo alla sua incolumità in quanto ex collaboratore di giustizia.

TRIBUNALE "SGOMBERATO"

Stamattina, come la precedente udienza, Belforte si è presentato di persona in tribunale. In vista dell'udienza è stato disposto un imponente piano di sicurezza, con l'aula ed addirittura l'intero piano del palazzo di giustizia che sono stati fatti sgomberare. Non accadrà più. Il giudice Salvatore ha accolto l'istanza del legale Piccolo che ha sottolineato come il video-collegamento dovesse essere disposto in virtù delle condanne riportate per reati di mafia da parte di Belforte.

L'OMICIDIO

Il delitto di Carbone avvenne nel 1986, pochi giorni dopo la strage di San Martino. Era l'11 novembre quando i sicari del clan dei Mazzacane, guidati dal boss Paolo Cutillo, noto nella malavita napoletana come la Belva, si appostarono in un casolare di via San Martino a Marcianise per uccidere il boss Antimo Piccolo, del clan dei Quaqquarone, rivale proprio dei Belforte. Un colpo messo a segno nella "roccaforte dei Quaqquarone", che lì nel loro covo, al civico 24, si erano riuniti. Il bilancio fu di 4 morti e due feriti, tra cui un passante. 

La strage si verificò alle 10,30 di mattina. Il commando, di cui faceva parte oltre al boss Cutillo anche Domenico Belforte, si allontanò a piedi. Vennero recuperati da due auto, una delle quali guidata da Carbone. Su una viaggiava il gruppo dei killer dei Mazzacane e sull'altra c'era Carbone. All'altezza di Lago Patria le auto vennero intercettate da un'auto civetta della polizia. I killer esplosero alcuni colpi di pistola, ci fu un inseguimento che si concluse con un conflitto a fuoco nel quale morì Cutillo la Belva mentre Domenico Belforte venne gravemente ferito (sarà arrestato una volta dimesso dall'ospedale). 

Salvatore Belforte, quindi, pensò che quel Carbone, appena ventenne originario di Roma ma residente a Marcianise, fosse un informatore della polizia, o peggio un poliziotto infiltrato. Per questo andava eliminato. La Procura, alla luce di questa "congettura" fatta da Belforte, contesta l'aggravante dei futili motivi senza i quali il delitto andrebbe, addirittura,  dichiarato prescritto. 

IL RITROVAMENTO DEL CORPO

Il corpo di Orlando Carbone non venne trovato. Solo nel 2015 il boss Belforte, nel periodo della sua collaborazione con la giustizia, ha fatto trovare i suoi resti nella zona di Trentola Ducenta. 

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