Il tesoro di Setola: la Dda "salva" il killer ed altri 10

Il pm esclude l'aggravante mafiosa e chiede la prescrizione dell'intestazione fittizia

Giuseppe Setola

Non ci fu la finalità di favorire il clan dei Casalesi. Questa la conclusione a cui è giunto il pm Alessandro D'Alessio della Dda che stamattina ha pronunciato la propria requisitoria nei confronti di 11 persone, tra cui l'ex capo dell'ala stragista Giuseppe Setola, accusate a vario titolo di intestazione fittizia di beni riconducibili al killer.

Il pubblico ministero dell'Antimafia, al termine di una discussione molto tecnica, è giunto alla conclusione che la finalità di favorire la camorra non sia stata sufficentemente dimostrata dal processo, che si sta celebrando dinanzi al collegio presieduto dal giudice Giovanni Caparco del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Per questo è stata invocata, con l'esclusione dell'aggravante mafiosa, una sentenza di non luogo a procedere per la prescrizione del reato. Adesso la parola passa alle difese degli imputati nell'udienza in programma a metà dicembre.

Con Setola alla sbarra ci sono suo fratello Pasquale, la sorella Immacolata; Massimiliano, Francesco e Cipriano Pagano, della General Impianti; Lucia Caterino; Mario, Emilio, Giovanna, Lucia e Fortunata Baldascino

Secondo la tesi dell'Antimafia la sorella del boss, insieme al marito Mario Baldascino, avrebbero acquistato beni per un valore superiore rispetto al loro reddito familiare ritenuto sufficiente appena alla sopravvivenza. Per quanto riguarda la General Impianti, invece, secondo la Dda sarebbe stata fittiziamente ai Pagano da Pasquale Setola, con la sede della società che venne mantenuta addirittura presso la sua abitazione.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Paolo Di Furia, Mario Sciarretta, Paolo Caterino, Alessandro Diana, Mirella Baldascino.

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