Condanna definitiva per il 'terrorista casertano' amico di Al Quaeda

Il suo caso fece scalpore perché dopo la sentenza in Appello fu scarcerato per la morte del suo avvocato e l'impossibilità di presentare ricorso in Cassazione

Kamal Guendoz è stato condannato per terrorismo

Terrorista ‘casertano’ di Al Quaeda condannato con sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dall’avvocato di Kamal Guendoz, 56 anni algerino, che fu arrestato ad Aversa nell’ambito di un’operazione anti terrorismo. L’uomo era stato condannato a cinque anni di carcere in primo grado, con sentenza confermata in Appello, ma riuscì ad ottenere la scarcerazione perché dopo la sentenza non ci fu possibilità di presentare ricorso in Cassazione dato che il suo avvocato era deceduto ed erano scaduti i termini. Ora, però, è arrivata anche la sentenza degli ermellini, che hanno respinto il ricorso, confermando la sentenza. 

All'imputato è contestato di aver costituito in Italia, insieme ad altri soggetti, una rete di sostegno dell'organizzazione eversiva “Gruppo Salafita” per la predicazione ed il combattimento (G.S.P.C.), funzionalmente collegata alla organizzazione terroristica internazionale "Al Quaeda" allo scopo di compiere atti di violenza contro lo Stato Algerino ed atti aventi finalità di terrorismo internazionale.

Scrivono gli ermellini nelle motivazioni rese note pochi giorni fa: “Secondo i principi consolidati dalla Corte di cassazione la sentenza non può essere annullata sulla base di mere prospettazioni alternative che si risolvano in una rilettura orientata degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, ovvero nell'assunzione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, da preferire rispetto a quelli adottati dal giudice del merito, perché considerati maggiormente plausibili, o perché assertivamente ritenuti dotati di una migliore capacità esplicativa nel contesto in cui la condotta delittuosa si è in concreto realizzata”.

Ed aggiungono: “Rispetto alla motivazione della sentenza impugnata, il ricorrente ha affermato che la Corte di assise di appello avrebbe omesso di indicare quali sarebbero state le condotte concrete sintomatiche della partecipazione al gruppo, ma non ha tuttavia spiegato perché non sarebbero concrete le condotte specificamente indicate e perché dette condotte non sarebbero obiettivamente rivelatrici di stabili collegamenti, di una incondizionata attività di supporto logistico a soggetti ricercati, di un evidente coinvolgimento nelle attività di "copertura" e di ausilio alla ramificazione in Italia della organizzazione centrale; sotto altro profilo, si è inteso contestare la interpretazione fornita dai giudici di merito alle numerose conversazioni intercettate senza tuttavia nemmeno allegare il testo dei dialoghi, senza nemmeno spiegare quale sarebbe stato il contenuto alternativo lecito di detti dialoghi”.

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I fatti per cui è stato condannato Guendoz, infatti, risalgono ai giorni immediatamente successivi agli attentati dell’11 settembre 2001: all’epoca gli accertamenti riguardarono l’esistenza di una rete logistica che forniva supporto ed armi al Fronte Islamico di Salvezza (F.I.S.) algerino, organizzazione attiva in Italia tra le province di Napoli, Caserta, Vicenza e Milano. La rete logistica prendeva il nome dal leader Djamel Lounici, un cittadino algerino che nel 1994, presso il Centro Islamico di Milano di Viale Jenner, si sposò con la figlia di uno degli elementi di spicco del F.I.S. Guendoz è ritenuto dagli inquirenti uno dei componenti dell’organizzazione.

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