Terrorista arrestato, è caccia agli 'amici' che lo hanno aiutato durante la latitanza

I due cellulari trovati nel casolare potrebbero rilevare i collegamenti

Mourad Sadaoui arrestato dalla polizia di Caserta

Sono tutt’altro che ferme le indagini della polizia di stato dopo l’arresto del 45enne algerino Mourad Sadaoui, fermato in un casolare abbandonato nelle campagna a ridosso dell’autostrada Roma-Napoli, in territorio di Acerra.

L’uomo, ricercato per terrorismo su disposizione della giustizia algerina, è attualmente in carcere e nei prossimi giorni dovrebbe arrivare la richiesta di estradizione insieme a tutta la documentazione inerente le attività del 45enne a sostegno dello Stato Islamico.

Ma gli inquirenti italiani, ora, stanno focalizzando l’attenzione su un altro aspetto importante: come ha fatto un ‘foreign fighter’ a rientrare in Italia? Chi lo ha aiutato? Domande che potranno trovare forse una risposta nei due cellulari che sono stati sequestrati nel casolare. E’ attraverso le tracce di quei due numeri di telefono che si proverà a ricostruire il percorso del 45enne algerino, primo foreign fighter’ di ritorno dalla guerra ad essere arrestato dopo la fine dell’Isis. 

All’interno del covo, gli uomini della Digos di Caserta che lo hanno arrestato non hanno trovato altri strumenti elettronici (pc o tablet), quindi è ipotizzabile che i due cellulari possano rivelare tracce del suo passaggio. Soprattutto in provincia di Caserta, dove era tornato dopo la guerra, forse cosciente di poter essere al sicuro.

Ma grazie a chi? E’ quello che adesso vogliono scoprire gli inquirenti: capire chi lo ha aiutato a rientrare in Italia, chi gli ha dato ospitalità prima a San Marcellino e poi negli altri comuni dell’agro aversano dove si è spostato, prima di trasferirsi a San Felice a Cancello e poi ancora ad Acerra dove è stato definitivamente bloccato.

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