Terremoto in Comune: il Tar annulla il piano dei pagamenti dei creditori del primo dissesto

Accolto il ricorso della Sace: "Troppo poco il 40% offerto dall'Osl". In bilico un debito di oltre 40 milioni di euro

Una sentenza che rischia di creare un terremoto finanziario quella emessa dalla quinta sezione del Tar Campania e che mette di nuovo in bilico le casse del Comune di Caserta. Il collegio presieduto da Santino Scudeller ha, infatti, accolto il ricorso della Sace, la società di Mario Pagano che per anni ha gestito la raccolta dei rifiuti nel Capoluogo, che ha contestato la proposta avanzata dall’Organismo Straordinario di Liquidazione che ha gestito il primo dissesto finanziario del Comune di Caserta.

La Sace, infatti, vantava un credito di oltre 46milioni di euro (accertato con lodo arbitrale numero 64 del 23 giugno 2011) ed ha avanzato richiesta per essere inserita nella massa passiva dell’Ente. Ma l’Osl ha offerto come somma per chiudere la partita giudiziaria solo il 40% dell’accertato, con decurtazione di interessi, rivalutazione ed accessori eventuali. In totale la somma che è stata offerta (e respinta) è stata 17 milioni 245mila euro circa.

A questo punto la società ha presentato ricorso al Tar Campania, contestando, tre elementi, uno dei quali è stato accolto dai giudici amministrativi, quello relativo alla ‘par condicio’ che dovrebbe essere assicurato ai creditori dalla decurtazione proporzionale dei crediti in ragione dell’anzianità. “Nel caso in esame - scrivono i giudici - la scelta della Commissione di fissare la percentuale liquidabile nella misura minima del 40%, si appalesa illegittima, come fondatamente dedotto dalla ricorrente, tradendo la motivazione dell’atto la ratio stessa della procedura semplificata, che non rappresenta un mero comodo espediente per la pubblica amministrazione ma costituisce un rimedio procedurale articolato che consente di addivenire al superamento dello stato di dissesto solo all’esito di una diligente e scrupolosa attività di reperimento delle risorse necessarie per soddisfare prontamente le istanze dei creditori e allo stesso tempo permettere all’ente di ripartire quanto prima con una gestione oramai risanata”.

E spiegano ancora: “L’articolo 258 attribuisce rilevanza all'anzianità del credito nella gradazione della percentuale di abbattimento tra il 40% ed il 60%, conformemente peraltro al principio generale , secondo cui l’adempimento ‘deve essere imputato al credito più antico’. Ciò, si ribadisce, assume ancor più rilievo nella procedura in esame, in cui la transazione avviene solo sulla sorte capitale, con rinuncia ad interessi e rivalutazione, per cui la mancata considerazione dell’anzianità del credito sacrifica maggiormente ed ingiustificatamente i crediti sorti prima. Il rispetto del criterio cronologico rappresenta un vincolo invalicabile nei confronti dei crediti ordinari con la conseguenza che la scelta di procedere alla indistinta decurtazione dei crediti, senza alcuna previa graduazione delle istanze, in modo da proporzionare il sacrificio imposto ai vari creditori, come denunciato dalla ricorrente, è tale da determinare anche una irragionevole alterazione della garanzia della par condicio creditorum”.

Ma cosa comporta questa sentenza? L’annullamento della delibera numero 45 dell’Organismo Straordinario di Liquidazione dove, appunto, era stato inserito tutto l’elenco dei creditori con le offerte formulate e su tali calcoli erano stati messi a disposizione anche gli oltre 50milioni di euro per il pagamento degli stessi. Ora bisognerà naturalmente effettuare nuovamente i conti e presentare, nel caso, una nuova offerta alla Sace. Tenendo ben presente che quella somma vantata di oltre 40 milioni di euro potrebbe rappresentare un altro, enorme, macigno per le casse dell’Ente che oggi sta affrontando già il suo secondo dissesto finanziario.

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