Tangente da 100mila euro, il grande accusatore del vice sindaco cambia versione

L’imprenditore Rao ritratta le accuse nei confronti di Aquilante

L'ex vice sindaco di Gricignano di Aversa Andrea Aquilante

“Aquilante mi ha chiesto 100mila euro”, nella denuncia all’Arma. Anzi no, ricordo che “sono stati i carabinieri di San Cipriano ad indicarmi di scrivere così”, davanti al pubblico ministero. Sono questi i passaggi più indicativi e paradossali della vicenda che ha ‘sconvolto’ l’ultima campagna elettorale di Gricignano di Aversa. E che vede coinvolti l’ex vicesindaco Andrea Aquilante e l’imprenditore Antonio Rao, titolare della Ecoplus.

Durante la campagna elettorale del 2018 venne fuori questa indagine, partita nel 2013, dalla quale emergeva che Aquilante fosse indagato per estorsione perché avrebbe “chiesto 100mila euro all’imprenditore Rao per rilasciare le autorizzazioni”. Ma adesso che il processo è arrivato alle battute finali e a metà marzo si arriverà anche alla sentenza, emerge dai verbali del dibattimento una versione totalmente cambiata dall’imprenditore Rao.

Che non solo fa un passo indietro sottolineando di “non aver mai ricevuto una richiesta esplicita da Aquilante” ma anzi dice, esplicitamente, davanti al pm, che “la richiesta di denaro non è stata esplicita, io penso che abbiano scritto e interpretato male i Carabinieri, io sono stato chiaro con loro”. In pratica Rao si ‘rimangia’ tutto quanto denunciato e firmato davanti ai carabinieri anche perché la denuncia “è avvenuta molto dopo ai fatti, se mi ricordo bene dopo 7-8 mesi dai fatti, invogliato anche dal Fai Antiracket. Ma io ho detto sempre e chiaramente che più che altro si parlava di assunzioni di manodopera locale”.

Ma quindi questi famosi 100mila euro da dove sono usciti? Ecco la risposta di Rao dinanzi al pm: “Io fui chiaro anche nel dire ai Carabinieri, che si parlava di opere concessorie e oneri concessori riguardanti la costruzione dell’opificio e per quanto riguarda l’agenda di progettazione. Per me la richiesta diretta di denaro esplicito, richiesta di tangente non c’è stata”. Andrebbe così quindi a cadere il castello di sabbia che era stato costruito sia durante l’indagine che durante la campagna elettorale. Ma c’è sempre da attendere la sentenza. Che, come detto, arriverà a metà marzo. Quando il pm, dopo aver raccolto più informazioni possibili, chiederà al giudice una condanna oppure una assoluzione piena.

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