Il pentito: "Una taglia da 100 milioni per uccidere il boss in cella"

Il rifiuto di Piccolo a Napolitano alla base del passaggio dai Quaqquaroni ai Mazzacane

Domenico Belforte, Felice Napolitano e Salvatore Belforte

L'accordo in carcere con il passaggio di Felice Napolitano nelle fila del clan Belforte, il suo ruolo di infiltrato nel gruppo rivale dei Piccolo e l'uccisione del boss Angelo Piccolo. E' questo uno dei momenti nodali della guerra per il dominio del territorio di Marcianise degli anni '90 tra i Mazzacane, legati alla NCO di Cutolo, ed i Quaqquarone, legati alla Nuova Famiglia di Bardellino e quindi al clan dei Casalesi. Ed a determinare il passaggio di Napolitano nel gruppo rivale ci sarebbe stato il rifiuto da parte di Piccolo a pagare una taglia da 100 milioni per far uccidere Domenico Belforte in carcere.

IL RACCONTO DI BELFORTE

A raccontare del ruolo di talpa di Felice Napolitano, alias Capitone, sono diversi collaboratori di giustizia ed in particolare Salvatore Belforte che di quell'accordo fu uno dei promotori. Siamo nel carcere di Benevento nel 1994 quando "mio fratello (Domenico Belforte nda) e Felice (Napolitano nda) avevano raggiunto un accordo di massima secondo cui Felice di nascosto al momento della sua scarcerazione sarebbe passato nelle fila del nostro clan ed avrebbe favorito l'eliminazione prima di Angelo Piccolo da parte del nostro gruppo e poi degli altri componenti del clan Piccolo". 

L'ACCORDO IN CELLA

Nei mesi successivi anche Salvatore Belforte venne ristretto nella casa circondariale sannita. "Mio fraello cercò un contatto con me e una volta ottenutolo mi disse di non fare alcun gesto violento nei confronti di Felice Napolitano che era detenuto nello stesso carcere, in quanto lui aveva raggiunto un accordo di massima con Felice e che quando io sarei stato allocato in sezione avrei potuto durante il passeggio parlare con Felice Napolitano e definire meglio l'accordo con lui". 

L'OMICIDIO DEL BOSS

L'accordo venne così sancito e Napolitano a fine '94 venne scarcerato e da quel momento iniziò una vera e propria carneficina che culminò nell'omicidio di Piccolo che avvenne a Casoria. Il pretesto fu un appalto vinto a Marcianise da una ditta di Casalnuovo: "Capitone disse ad Angelo Piccolo che un malavitoso di Casalnuovo voleva parlare direttamente con lui - racconta il pentito dei Casalesi Orlando Lucariello - per chiudere l'estorsione relativa a questo appalto". L'appuntamento avvenne fuori un ristorante a Casoria e Piccolo venne ucciso. 

100 MILIONI PER LA TESTA DI MIMI' MAZZACANE

Lucariello, inoltre, rivela anche il possibile motivo del passaggio di Napolitano, detto Capitone, nelle fila dei Belforte. "Angelo Piccolo rifiutò un'offerta di 100 milioni fatta da Capitone dal carcere ad Angelo Piccolo per fare uccidere nel carcere a Domenico Belforte da un albanese detenuto con lui". 

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