Si uccide in carcere a 32 anni: sarebbe stato libero a novembre

Il garante Ciambriello: "La questione penale è seria e per essere concretamente valutata necessità di verità, trasparenza, e di una riconsiderazione complessiva"

Si è impiccato all'alba di domenica, nel carcere di Aversa E. V., 32enne rumeno detenuto per rapina che sarebbe uscito a novembre. "In questo tempo cosi' disperato e così intenso si continua a morire di carcere e in carcere. La questione penale è seria e per essere concretamente valutata necessità di verità, trasparenza, e di una riconsiderazione complessiva". Così il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello che a proposito del 32enne aggiunge: "Non faceva colloqui, non aveva mai avuto sanzioni disciplinari e gli altri suoi quattro compagni di cella non si sono accorti del suo gesto disperato".

Ricordando che i suicidi in carcere sono in diminuzione, Ciambriello sottolinea l'aumento dei casi di autolesionismo e rimarca come "il suicidio di una persona privata della libertà, in particolare, costituisce il fallimento più evidente del ruolo punitivo dello Stato". Mentre la politica e l'opinione pubblica "vivono l'indifferenza".

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Il carcere di Aversa in questi giorni aveva attirato positivamente l'attenzione del garante "per i provvedimenti fatti dal magistrato di sorveglianza per la detenzione domiciliare in seguito al decreto 123, erano usciti 8 detenuti, altri 12 aspettano i fantomatici braccialetti e nove relazioni sanitarie sono in attesa delle decisioni del magistrato. Il carcere - sostiene Ciambriello - è una lente particolare attraverso cui guardare la nostra società e, per tale ragione, chiedersi anche che fare dopo le restrizioni dei contatti con l'esterno causa coronavirus non riguarda soltanto la vita dei detenuti, ma quella degli agenti di polizia penitenziaria, dell'area educativa, delle direzioni delle carceri e - conclude - degli operatori socio sanitari".

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