Strage di Pescopagano: processo alle battute finali

Proseguono le arringhe dei difensori. Il pm ha chiesto 18 anni per il boss La Torre e l'ergastolo per Francesco Tiberio

Il boss Augusto La Torre

Volge alla fine il processo per la mattanza all'esterno del bar "Centro" di Pescopagano, tra Mondragone e Castel Volturno.

Nella giornata di oggi, dinanzi al gip Caputo del tribunale di Napoli, sono proseguite le discussioni degli avvocati in seguito alle richieste del pm della Dda Lalia Morra che aveva invocato 18 anni per Augusto La Torre e l'ergastolo per Francesco Tiberio La Torre.

Oggi, dinanzi al giudice, hanno esposto le loro istanze le parti civili, assistite dall'avvocato Vallefuoco, e l'avvocato Rosanna Mazzeo, difensore di Augusto La Torre. Il processo è stato rinviato alla metà di aprile quando è prevista la discussione degli avvocati Carlo De Stavola ed Elisabetta Carfora, che difendono Francesco Tiberio La Torre.

La strage di Pescopagano si verificò alla vigilia della Festa della Liberazione del 1990 quando i sicari del clan La Torre scesero in strada compiendo una vera e propria carneficina. Morirono 5 persone: tre tanzaniani, un iraniano e un padre di sei figli, Alfonso Romano, capitato per caso nel locale. Rimase ferito anche un ragazzino, all'epoca appena 14enne, che da quel momento è rimasto paralizzato.

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