Suicidi, scomparse e sette sataniche: il processo a don Barone si tinge di giallo

Acquisita un'informativa di Schettino sulla sparizione di Pasqualino Porfidia e sul suicidio di Pascarella

Don Michele Barone

Sucidi e sparizioni. Assume le tinte del giallo l'udienza di oggi a carico di don Michele Barone, il sacerdote del Tempio di Casapesenna accusato di maltrattamenti nei confronti di una 13enne e di violenza sessuale ai danni di altre due ragazze, dei genitori della ragazzina e del dirigente della polizia di Maddaloni Luigi Schettino. Un'udienza che ha toccato due episodi: la sparizione di Pasqualino Porfidia, avvenuto nel 1990 a Marcianise, ed il suidicio di Giuseppe Pascarella, accaduto nel maggio del 2017 a Maddaloni, collegandoli alla figura del prete.

L'udienza si è celebrata a porte chiuse al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dinanzi al giudice Maria Francica. Sul banco dei testimoni, oltre ai funzionari della Questura di Caserta che hanno condotto le indagini che hanno portato al processo per don Barone e gli altri, sono finiti anche i carabinieri di Santa Maria Capua Vetere. Per comprendere il motivo della presenza dei militari bisogna fare un passo indietro di un anno.

Il dirigente del commissariato di Maddaloni Schettino rivela al pm Alessandro Di Vico le rivelazioni fattegli da don Michele Barone sulla sparizione di Pasqualino Porfidia e sul suicidio di Giuseppe Pascarella. Rivelazioni che parlano di sette sataniche e delle loro attività dietro i due episodi. Così il dirigente di polizia decide di effettuare un sopralluogo, il 25 maggio 2017, le cui risultanze finiscono in un'informativa alla Procura del 30 maggio. Nota che è stata acquisita agli atti del processo stamattina. 

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Da quel momento comincia l'attività della Procura su don Barone con le intercettazioni telefoniche ed ambientali tra il prete ed il poliziotto che vengono captate dalle forze dell'ordine. Atti che sono finiti nel fascicolo del giudice che ha rinviato il processo alla metà di settembre.       

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