CAMORRA Spari contro l'agenzia, poi l'aggressione con lo spray al peperoncino

La ferocia di Ligato nel doppio raid contro imprenditore: "Ti lascio a terra..."

Raffaele Antonio Ligato

Allora non hai capito? Ti sfondo la testa” e poi giù a suon di botte, calci e pungi (anche in testa), utilizzando anche lo spray al peperoncino nei confronti della vittima. E’ l’aggressione violentissima di cui si è reso protagonista Antonio Raffaele Ligato, figlio del boss ergastolano Raffaele, raggiunto questa mattina da una nuova ordinanza di custodia cautelare insieme alla sorella e ad altre 16 persone.

E dagli atti delle indagini emerge la ferocia e la violenza che i figli del capoclan di Pignataro Maggiore utilizzavano per poter “riconquistare” il controllo del territorio in tutto l’agro calano. E non avevano paura di utilizzare anche le armi. La vicenda dell’aggressione avviene nel maggio 2018 ed ha come vittima un imprenditore di Sparanise, titolare della ditta di pompe funebri Vagliviello, a cui il rampollo della famiglia Ligato voleva “vietare” il lavoro a Pignataro.

E per questo, prima dell’aggressione, aveva organizzato un avvertimento in pieno stile camorristico. Nel febbraio 2018, infatti, furono esplosi dei colpi di pistola contro la sede dell’agenzia: dieci colpi di una 9x21, con un bossolo che venne ritrovato addirittura sul pavimento della cucina dell’abitazione della figlia dell’imprenditore che abitava al piano di sopra. La stessa aveva raccontato di aver sentito qualcuno urlare “spara, spara, spara dentro” prima dei colpi. 

Passa qualche mese ed arriva l’aggressione. A maggio l’imprenditore viene visto a Pignataro mentre attaccava dei manifesti funebri da Raffaele Ligato, che lo aggredisce verbalmente facendogli capire che non è il benvenuto. “Quant è vera a maronna ti rimango a terra. Hai capito o non hai capito? O t’aggia sfunnà a cap?”. Parole a cui ha fatto seguito l’aggressione fisica: prima con lo spary al peperoncino negli occhi, poi con calci e pugni a volontà. Episodi denunciati che hanno permesso ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta guidati dal tenente colonnello Nicola Mirante a chiudere il cerchio sulla famiglia Ligato e sui suoi affiliati che sono finiti in manette.,

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