Droga dai domiciliari, il Santulillo condannato con lo "sconto"

Chianese era agli arresti in casa per le estorsioni dei Casalesi. Coinvolto in un'inchiesta sulle armi del clan ai terroristi

Francesco Chianese detto 'o Santulillo

Spacciava droga dagli arresti domiciliari dove si trovava per estorsione, aggravata dall'aver favorito il clan dei Casalesi. La Corte d'Appello di Napoli ha condannato, concedendo un forte sconto di pena rispetto alla sentenza di primo grado, Francesco Chianese, 59 anni di Parete, accusato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. 

I giudici della Corte Partenopea, accogliendo la tesi del difensore, l'avvocato Fabio Della Corte, hanno condannato Chianese a 2 anni e 2 mesi, riconoscendo la lieve entità dello spaccio. Sentenza praticamente ribaltata rispetto quella di primo grado pronunciata dal gup Finamore del tribunale di Napoli Nord che aveva inflitto, all'esito del rito abbreviato, la pena di 8 anni.

I fatti per cui Chianese, detto 'o santulillo, è finito a processo si sono verificati nel maggio 2018 quando i carabinieri, all'esito di un'articolata attività investigativa, avevano scoperto che il 59enne aveva realizzato una sorta di droga market nell'abitazione dove si trovava ristretti ai domiciliari. Chianese, ritenuto il referente del clan dei Casalesi a Parete, era detenuto in casa in seguito ad un'inchiesta sulle estorsioni del clan ai danni di imprenditori del settore edile e di altri operanti nel settore degli addobbi e delle luminarie. Procedimento attualmente pendente in appello.

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Nel 2015 Chianese venne coinvolto in un'altra indagine, ad opera della Dda, sul traffico di armi dal clan dei Casalesi ai terroristi pronti a partire alla volta dello stato federale Somalo ed Etiope per il conflitto con il gruppo islamico. All'attenzione dei magistrati della procura antimafia finì proprio un'intercettazione che aveva tra i suoi protagonisti Chianese. 

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