Spaccio di droga sull'Appia: 11 condannati

Il giudice ha inflitto pene tra i 14 ed i 5 anni di carcere

Lo spaccio di droga all'esterno di un bar sull'Appia

Spaccio di droga sull'Appia, tra San Prisco e Santa Maria Capua Vetere. Questa l'accusa a carico di 11 imputati che oggi sono stati tutti condannati al termine del processo celebrato con rito abbreviato a Santa Maria Capua Vetere. 

Il gup Romano ha inflitto 5 anni e 4 mesi per Paolo Buono, 28 anni di Santa Maria Capua Vetere; 7 anni e 8 mesi per Giovanni Cestrone, 24 anni di San Prisco e figlio dell'indimenticato custode della Reggia di Carditello; 5 anni e 4 mesi per Maria Cristillo, 42 anni di Santa Maria Capua Vetere; 14 anni e 5 mesi per Tommaso D'Angelo, 47 anni di San Prisco ritenuto tra i promotori dell'associazione; 5 anni per Francesco Dell'Imperio, 31 anni di Frignano; 5 anni per Pasquale Farina, alias Pagliarone 23 anni di San Prisco; 5 anni per Domenico Funiciello, 27 anni di Santa Maria Capua Vetere; 7 anni per Vincenzo Mauro, 29 anni di San Prisco; 6 anni e 10 mesi per Dario Mingione, 28 anni di Santa Maria Capua Vetere; 8 anni e 6 mesi per Marcello Bentenuto Paolella, 41 anni di Santa Maria Capua Vetere; 7 anni e 4 mesi per Pasquale Regino, 37 anni di Frattaminore, ritenuto a capo dell'associazione. Pene sensibilmente più miti rispetto alle richieste del pm della Dda Luigi Landolfi che al termine della proprie requisitoria aveva richiesto oltre un secolo e mezzo di carcere complessivo per tutti gli imputati con pene che oscillavano tra i 20 ed i 10 anni. 

L'indagine, condotta dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere tra ottobre 2015 ed aprile 2016, aveva permesso di fare luce su un'associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti - hashish e cocaina - operante tra San Prisco e paesi limitrofi. Secondo quanto accertato dagli inquirenti la piazza di spaccio era all'esterno di un bar sull'Appia dove i pusher della rete davano appuntamento ai loro clienti per consegnare la droga. Dalle intercettazioni è emerso anche come gli spacciatori utilizzassero un linguaggio criptico che è stato decifrato dagli inquirenti. Caffè, vongole, macchina bianca o marrone erano tra gli alias più utilizzati per indicare la droga. 

Nel collegio difensivo sono stati impegnati gli avvocati Nello Sgambato, Mirella Baldascino, Giuseppe Stellato, Francesco Nacca e Domenico Pigrini.

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