Droga sull’Appia, chiesti 150 anni per 11 imputati

Mano pesantissima del pm Landolfi: 12 anni per il figlio dell'Angelo di Carditello, 20 a testa per i capi

Lo spaccio di droga sull'Appia

Oltre un secolo e mezzo di carcere complessivo a carico di 11 persone accusate di far parte di un'organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti lungo l'Appia, tra San Prisco e Santa Maria Capua Vetere. E' quanto ha richiesto il pm Luigi Landolfi al termine della sua requisitoria pronunciata stamattina dinanzi al gup Romano del tribunale di Napoli nel processo che si sta celebrando con rito abbreviato.

Il pubblico ministero della Dda ha invocato: 12 anni per Paolo Buono, 28 anni di Santa Maria Capua Vetere; 12 anni per Giovanni Cestrone, 24 anni di San Prisco e figlio dell'indimenticato custode della Reggia di Carditello; 14 anni per Maria Cristillo, 42 anni di Santa Maria Capua Vetere; 20 anni per Tommaso D'Angelo, 47 anni di San Prisco ritenuto tra i promotori dell'associazione; 12 anni per Francesco Dell'Imperio, 31 anni di Frignano; 10 anni per Pasquale Farina, alias Pagliarone 23 anni di San Prisco; 12 anni per Domenico Funiciello, 27 anni di Santa Maria Capua Vetere; 14 anni per Vincenzo Mauro, 29 anni di San Prisco; 14 anni per Dario Mingione, 28 anni di Santa Maria Capua Vetere; 12 anni per Marcello Bentenuto Paolella, 41 anni di Santa Maria Capua Vetere; 20 anni per Pasquale Regino, 37 anni di Frattaminore, ritenuto a capo dell'associazione.

L'indagine, condotta dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere tra ottobre 2015 ed aprile 2016, aveva permesso di fare luce su un'associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti - hashish e cocaina - operante tra San Prisco e paesi limitrofi. Secondo quanto accertato dagli inquirenti la piazza di spaccio era all'esterno di un bar sull'Appia dove i pusher della rete davano appuntamento ai loro clienti per consegnare la droga. Dalle intercettazioni è emerso anche come gli spacciatori utilizzassero un linguaggio criptico che è stato decifrato dagli inquirenti. Caffè, vongole, macchina bianca o marrone erano tra gli alias più utilizzati per indicare la droga. 

Adesso la parola passa ai difensori nell'udienza fissata a metà giugno mentre alla fine dello stesso mese è prevista la sentenza. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Nello Sgambato, Mirella Baldascino, Giuseppe Stellato, Francesco Nacca e Domenico Pigrini.

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