Don Barone tradito da uno Sms. L’adepta lo scopre e viene minacciata

Il racconto in aula della testimone nel processo al parroco: "Era tutto un teatro"

Don Michele Barone

"Mi manchi, ti amo". Questo l'Sms inviato da don Michele Barone a quella che era la sua amante. Un messaggio visualizzato da un'altra fedele sul cellulare del prete e che per questo venne accusata di essersi inventata tutto e venne allontanata dalla schiera di adepti per volere del sacerdote del Tempio di Casapesenna. Ma non solo l'espulsione: il sacerdote voleva vendetta arrivando addirittura a chiedere ad un suo seguace di bruciare la pizzeria ad Aversa di proprietà della ragazza. Quella fedele stamattina è stata ascoltata dinanzi al collegio presieduto dal giudice Maria Francica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel processo he vede alla sbarra oltre a don Barone, accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti di una ragazzina di 13 anni di Maddaloni e di violenza sessuale verso altre due vittime, il dirigente del commissariato di Maddaloni Luigi Schettino ed i genitori della bambina picchiata durante presunte pratiche esorcistiche. 

"NON MI HA FATTO LAUREARE"

L'ex fedele ha raccontato ai giudici di essersi avvicinata a Don Barone nel gennaio del 2016 quando, in crisi personale anche per essersi lasciata con il fidanzato, si recò al Santuario di Casapesenna perché le avevano parlato di un prete carismatico. Da credente - la donna non ha perso la fede ed oggi è catechista - cominciò il suo percorso spirituale con Don Barone e con il suo gruppo. Un percorso lungo ed al quale bisognava dedicare tempo. La donna, infatti, ha raccontato che il sacerdote "pretendeva" una frequenza assidua ai suoi fedeli al punto che la donna decise di non proseguire con la laurea magistrale dopo aver conseguito quella triennale.

GLI ESORCISMI E L'ACCUSA: "MI HA TOCCATA"

L'ex adepta ha poi parlato di esorcismi violenti in cui il sacerdote non placava il proprio impeto anche quando la persona "posseduta" gli chiedeva di fermarsi, che non era il Diavolo a parlare in quei momenti. Ma non solo. La giovane ha parlato anche di atteggiamenti ambigui da parte del prete. Le sembrava strano che su una delle ragazze ritenute possedute il sacerdote passasse e ripassasse con il suo pollice sul basso ventre facendo una croce all'altezza dell'inguine. Ma ha anche ammesso di essere stata lei stessa vittima delle "attenzioni" particolari di don Barone. Una volta, secondo quanto ha riferito ai giudici, don Barone le avrebbe toccato il seno durante una confessione in cappellina e quando la ragazza si ritrasse il prete le avrebbe detto che la Madonna acconsentiva a simili pratiche.

SMS ALL'AMANTE

La donna ha, poi, riferito come nell'autunno 2016, maneggiando il cellulare di don Barone, avrebbe visualizzato uno Sms sospetto, inviato ad una donna. Un messaggio in cui il prete, nonostante l'abito talare indossato, mostrava i suoi sentimenti dichiarandole il proprio amore e che gli mancava. La ragazza parlò di quel messaggio anche ad altri fedeli scatenando l'ira del prete che disse che si era inventata tutto, che quel messaggino se l'era sognato, che lei non era l'Immacolata Concezione. Parole che portarono alla reazione del "branco" dei fedeli che di fatto misero alla porta la giovane.

"ERA TUTTO UN TEATRO"

E l'espulsione venne giustificata anche attraverso le parole di un'altra ragazza posseduta che parlando con voce di diavolo o voce di angelo riferì pubblicamente quanto la giovane avesse raccontato a don Barone in sede di confessione. Una circostanza che ha spinto la donna a pensare che quanto accadeva sotto gli occhi dei fedeli fosse tutta una montatura messa in scena dal prete che suggeriva alle persone possedute cosa dire. "Oggi definirei teatro tutto quello che vedevo fare a Don Michele - ha detto ai giudici - mentre allora mi sembrava tutto frutto di un dono che lui aveva. Era tutto folclore e bugie. Compresa la sua promessa di guarirmi dalla celiachia, cosa che ovviamente non è avvenuta". Quando poi il caso è esploso con "Le Iene", la ragazza si è sentita in dovere di appoggiare la sorella maggiore della vittima nella sua denuncia: "E' stata la più coraggiosa di noi", ha detto ai magistrati. Il processo è stato dunque rinviato a febbraio quando sul banco dei testimoni comparità Michele Barone, cugino omonimo del prete ed affiliato al clan dei Casalesi (oggi collaboratore di giustizia). Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Carlo De Stavola, Giuseppe Stellato, Umberto Pappadia, Rocco Trombetti, Maurizio Zuccaro e Camillo Irace. Le ragazze che avrebbero subito la violenza sessuale si sono costituite parti civili, assistite dagli avvocati Rossella Calabritto e Luigi Mordacchini.
 

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