Politica & camorra, ecco le motivazioni della Cassazione che ha 'tagliato' la pena all'ex sindaco

Un errore tecnico di valutazione dietro lo sconto di due anni ad Angelo Brancaccio

L'ex sindaco di Orta di Atella Angelo Brancaccio

Due revisioni consecutive delle condanne hanno portato l’ex sindaco di Orta di Atella Angelo Brancaccio ad ottenere uno sconto di pena di quasi la metà della condanna emessa dal gip del tribunale di Napoli, col rito abbreviato, nel gennaio 2018, per aver associazione mafiosa, sulla base dell’appoggio elettorale che gli sarebbe stato garantito dai fratelli Massimo e Giuseppe Russo (esponenti del clan dei Casalesi) per essere eletto alla guida del Comune avellano dal 1996 al 2005 e dal marzo 2010 fino al dicembre 2014. 

La sentenza definitiva è stata ridimensionata lo scorso 20 febbraio dalla Corte di Cassazione, che ha inflitto all’ex esponente dei Ds una pena detentiva pari a 4 anni e 6 mesi di carcere, con uno sconto di due anni rispetto alla condanna decisa dalla Corte d’Appello. 

In questi giorni sono state rese note le motivazioni della decisione. Gli ermellini, da un lato, confermano la ricostruzione dei primi due gradi di giudizio, confermano la tesi accusatoria basata sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Salvatore Laiso, Orlando Lucariello, Salvatore Caterino, Gaetano Vassallo, Giovanni Pasquale Vargas, Luigi D'Ambrosio e Bruno Buttone; dall’altro, però, arriva alla diminuzione della pena per un fatto tecnico, perché nella determinazione della pena a carico dell’ex sindaco (nonché consigliere provinciale e regionale) sarebbe stata presa in considerazione la legge del maggio 2015 (che prevede condanne più pesanti per ricopre cariche pubbliche) che, in realtà, quando non era ancora in vigore nel momento in cui Brancaccio era stato arrestato. 

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L’ex primo cittadino di Orta di Atella, infatti, era stato arrestato il 25 aprile 2015 ed oltre tale data non era più possibile contestargli l’associazione camorristica, in quanto non sarebbe più stato libero di farlo. Per questo motivo, i giudici di Cassazione, accogliendo l’istanza dell’avvocato Mario Griffo, hanno provveduto a rimudolare la pena.

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