Matrimonio alla Reggia, la deputata Pd contro la scelta di Felicori

Camilla Sgambato cambia idea: "Ero favorevole, poi ho visto le foto e mi sono ricreduta. Apriremo anche alle comunioni per fare soldi? Non so se ne valga la pena"

L'allestimento del matrimonio alla Reggia di Caserta

Nella vita si può cambiare idea. E così sembra aver fatto la deputata del Partito democratico Camilla Sgambato in merito alla decisione del direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori di aprire il palazzo ai matrimoni. E la deputata di Santa Maria Capua Vetere non ha avuto paura di nasconderlo, manifestando tutto il suo 'imbarazzo' su Facebook. "Mi sembrava buona - scrive - l’idea di risorse economiche per il sito, derivanti da una festa che comunque sarebbe avvenuta in orario di chiusura e in sale dove negli anni già ci sono state cene e feste varie. E poi sono tutti d’accordo. Arrivano soldi. Queste feste si fanno di routine e si fanno all’estero. Servono a valorizzare i nostri beni culturali. Poi, però, nel vedere le foto, ho cominciato ad avere qualche dubbio".

E spiega: "Prima considerazione. Un matrimonio da favola o l’ostentazione cafona della ricchezza senza limiti? Centinaia di migliaia di euro spesi prima a Napoli, dove piazza Plebiscito è rimasta bloccata per ore e decine di macchinoni neri lucidi hanno invaso la zona. Poi ancora a Caserta, altro lusso sfrenato, altri addobbi luccicanti che hanno invaso prepotentemente uno scalone che non aveva certo bisogno dei fiori della Thailandia. Credo allora che forse sarebbe stato meglio risparmiare alla Reggia questo ruolo di testimonial nel mondo del kitsch senza ritegno, del lusso sbattuto in faccia al mondo, senza limiti, senza un minimo di sobrietà e di eleganza. Ed in questa fase economica da cui solo ora faticosamente sta uscendo il Paese, un matrimonio tra rampolli di petroliere nostrano e magnate argentino sarebbe stato meglio celebrarlo altrove. Perché la bellezza e la cultura hanno un valore profondamente etico e democratico. E non può passare il messaggio che c’è chi può e chi non può. Non lì".

Ed ancora: "Non avrei voluto mai vedere la foto dell’allestitore che sale sui leoni dello scalone. Come faremo a dire ai bambini che non si fa? Anche questa foto farà il giro del mondo e dubito faremo bella figura". Infine: "Assisteremo negli anni al fallimento di tutti quegli imprenditori che hanno investito in location importanti per cerimonie e che danno lavoro a migliaia di persone, se d’ora in avanti tutti vorranno sposarsi o celebrare i diciotto anni o (perché no?) la prima comunione nei musei, alla Reggia, a San Leucio, a Carditello e negli altri siti d’arte? Ci avete pensato? Se questo è il prezzo da pagare per avere un po’ di soldi in più per i nostri beni culturali, non so se davvero ne valga la pena".

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