Il tesoro di Barletta composto da 50 società in Olanda, Austria e Nuova Zelanda

Sequestrati beni per 28 milioni al dominus dell'Interporto: è accusato di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio

Giuseppe Barletta, l'imprenditore finito in manette

Il tracollo dell’impero di Giuseppe Barletta. L’operazione della Guardia di Finanza di Caserta che questa mattina, su mandato della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha sequestrato beni e quote societarie riconducibili all’imprenditore per un valore di circa 28 milioni di euro, segna un colpo durissimo al ‘dominus’ dell’Interporto Sud Europa.

Le accuse ai manager

I magistrati guidati dal procuratore Troncone contestano infatti a Barletta, al suo stretto collaboratore Nicola Berti e ai manager Giuseppe Pisanti e Gennaro Mancini, di essere coinvolti a vario titolo  in svariate condotte di bancarotta fallimentare e concordataria, di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nonché di autoriciclaggio, nel periodo 2006-2016, relativamente alla gestione di 6 imprese facenti capo all'imprenditore Barletta, al quale sono riconducibili circa 50 soggetti giuridici, anche esteri (con sede in Olanda e Austria).

Le società ‘svuotate’

Sei le imprese del gruppo finite in dissolvenza per l’operato del gruppo di società guidato da Barletta: SOCIETÀ ESECUZIONI APPALTI S.R.L." (ammessa al concordato preventivo in data 18.2.2016), del "CONSORZIO INTERPORTO APPALTI” (ammesso al concordato preventivo in data 13.7.2016), del "CONSORZIO ESECUZIONI SPECIALI" (dichiarato fallito in data 24.3.2017), della "SOCIETÀ EUROPEA DI PARTECIPAZIONE S.R.L." (ammessa al concordato preventivo in data 17.12.2015) e della "RAIL ITALIA S.R.L.” in liquidazione (ammessa al concordato preventivo in data 28.04.2015). Secondo la Procura Barletta, amministratore di fatto del gruppo, avrebbe agito per svuotarne le casse attraverso una serie di operazioni di finanziamento infragruppo a favore di altre imprese correlate, tra cui la società "AGLI ANTICHI SPLENDORI", che poi si è offerta quale garante dell'adempimento degli obblighi concordatati assunti dalle società così depauperate.

Il dominus dell’Interporto

L’ipotesi accusatoria è che dal 2006 il gruppo  Barletta, dopo essere stato individuato, dagli enti pubblici competenti, quale soggetto attuatore dell"Accordo di programma" finalizzato alla realizzazione dell'lnterporto di Maddaloni-Marcianise, attraverso la costruzione del centro logistico intermodale e del centro commerciale Campania, ha posto in essere una strategia volta a distrarre le liquidità di alcune società del medesimo gruppo, che avevano gestito i progetti infrastrutturali e che nel tempo avevano dolosamente accumulato ingentissimi debiti tributario (per oltre 130 milioni di euro), anche attraverso ripetuti omessi versamenti delle imposte dovute.

Le scatole cinesi per aggirare il Fisco

Ed è stata proprio l’esposizione debitoria verso il Fisco delle società di Barletta ad indurre la Procura a promuovere, già nel 2015, il ricorso di fallimento nei confronti di 3 società del medesimo gruppo. Il ricorso della Procura veniva, tuttavia, "paralizzato" attraverso la presentazione di dilatori piani concordatari, prevalentemente liquidatori, poi garantiti nella loro fattibilità proprio dalle medesime imprese del gruppo, in precedenza beneficiarie dei flussi distrattivi. Nel dettaglio, attraverso un analitico esame delle movimentazioni finanziarie di tutte le aziende interessate alle procedure concorsuali, è stato possibile ricostruire una serie di operazioni economicamente irragionevoli ed estranee allo stesso oggetto sociale, poste in essere contestualmente all'aggravarsi della situazione debitoria nei confronti del Fisco. Infatti, invece di pagare le imposte dovute, sono stati disposti bonifici per svariati milioni di euro a favore di altre imprese del grappo a mero titolo di finanziamento, al solo fine di drenare la liquidità formatasi e dirottarla, per gran parte, all'estero, sottraendo ogni risorsa finanziaria all'eventuale azione di riscossione coattiva da parte dell'erario. Complessivamente i flussi distrattivi sono stati quantificati, per difetto, in oltre 36,7 milioni di euro, eseguiti attraverso un sistema di scatole cinesi e di ripetuti trasferimenti finanziari infragruppo, che hanno avuto il fine ultimo di arricchire le casse delle società "forzieri" del grappo, alcune delle quali collocate all'estero (in Olanda).

Le società sequestrate

Oltre alle misure cautelari personali, è in atto il sequestro di beni per circa 28 milioni di euro costituenti il valore complessivo del profitto dei reati dolosi di bancarotta e tributari, sia direttamente sulla liquidità delle società beneficiane dei flussi finanziari, che, per i reati tributari e di autoriciclaggio, anche per valori equivalenti, sul patrimonio personale degli indagati. E' in corso anche il sequestro della liquidità della società "AGLI ANTICHI SPLENDORI S.R.L.", risultata responsabile amministrativamente (ex d. Igs. 2312/2001), in qualità di impresa beneficiarla della condotta di autoriciclaggio commessa a suo vantaggio, avuto riguardo ai proventi dell'appropriazione indebita della somma di denaro nella disponibilità del "CONSORZIO GENERALE RICOSTRUZIONE", pari all'importo di 278.000 euro. Tra i beni sequestrati vi sono anche le quote societarie della società la "PIAZZA DEGLI SVAGHI S.R.L.," la quale è risultata essere il "forziere" del "Gruppo Barletta" ed essere nella disponibilità, di fatto, del suo dominus Giuseppe Barletta sebbene sia formalmente controllata da 2 trust con sede in Nuova Zelanda. Società, questa, che detiene numerosi immobili siti nel Parco commerciale Campania, molti dei quali concessi in locazione a note multinazionali.

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