CASALESI Sequestro record ai due imprenditori 'fedelissimi' di Zagaria

Sequestrati terreni, società, rapporti bancari e auto di Gaetano e Silvestro Balivo

Il boss Michele Zagaria e l'imprenditore Gaetano Balivo

Blitz della polizia di Stato di Caserta che ha dato esecuzione a un decreto di sequestro di prevenzione, emesso il 19 giugno su proposta della Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti dei fratelli imprenditori Gaetano Balivo, 57 anni, e Silvestro Balivo, 64 anni, di Trentola Ducenta, e dei rispettivi nuclei familiari e soggetti terzi intestatari di beni a loro riconducibili.

I BENI SEQUESTRATI

All’esito di una complessa indagine di ricostruzione dei rapporti tra i Balivo e il capo del clan dei Casalesi Michele Zagaria e del patrimonio immobiliare e mobiliare a loro riconducibili, la polizia ha sottoposto a sequestro 5 società operanti nel settore edile e dei prodotti ortopedici, numerosi rapporti finanziari accesi dai soggetti presso 14 istituti bancari, 13 veicoli (9 auto, 3 autocarri e un motociclo), 100 immobili tra fabbricati e terreni siti a Caserta e provincia (Trentola Ducenta, Sessa Aurunca, Aversa) e in provincia di Frosinone (Fiuggi). I beni sottoposti a sequestro hanno un valore stimato di circa 45 milioni di euro.

LA PRIMA INDAGINE SUI BALIVO

Il provvedimento di sequestro ha valorizzato le indagini e gli accertamenti patrimoniali eseguiti dalla Squadra Mobile di Caserta nei confronti dei fratelli Balivo, già destinatari di misura cautelare emessa nel 2015 dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della DDA nei confronti di circa 30 persone. Nell’indagine venne sottoposto a sequestro il centro commerciale Jambo di Trentola Ducenta.

IL RUOLO DI GAETANO BALIVO NEL CLAN DEI CASALESI

Nel provvedimento era già riconosciuta l’importanza del ruolo svolto da Gaetano Balivo all’interno del clan dei Casalesi, fazione Zagaria, per il costante supporto fornito alla latitanza del capoclan Michele Zagaria. Gaetano Balivo come partecipe, e il fratello Silvestro come concorrente esterno, erano accusati di aver aderito all’associazione di tipo mafioso assicurando un rilevante contributo. In particolare Gaetano Balivo aveva un rapporto fiduciario con l’allora latitante boss Michele Zagaria, provvedendo a spostarlo sul territorio, diramarne gli ordini, attuarne le direttive, reinvestire stabilmente i proventi delle attività illecite del clan e fungendo anche da prestanome in numerosi rapporti commerciali.

LO SCAMBIO DI ‘FAVORI’ TRA CLAN E I BALIVO

L’appoggio logistico ed economico connesso alla messa a disposizione del sodalizio di ingenti quantità liquide e “pulite” di denaro, in cambio della possibilità di beneficiare dell’imposizione dei propri prodotti, della forza persuasiva del clan per il rilascio di titoli abitativi e delle “agevolazioni” sul fronte del pagamento delle tangenti hanno determinato il sorgere di un vero e proprio rapporto qualificabile come sinallagmatico tra Balivo e il clan, in cui entrambe le parti hanno tratto consapevolmente vantaggi.

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IL RUOLO DI SILVESTRO BALIVO

Di pari importanza si è rilevato anche il ruolo rivestito da Silvestro Balivo, fratello di Gaetano, al tempo della misura cautelare del 2015, concorrente esterno ed in seguito alle nuove acquisizioni provenienti da collaboratori di giustizia pienamente organico al clan. La disponibilità assicurata sia personale che attraverso le sue aziende ed il suo patrimonio hanno, infatti, consentito all’associazione camorristica di avere in relazioni agli appalti aggiudicati e ai servizi, sia il contro del movimento terra, delle forniture e della stessa manodopera, che una quota di guadagni. Un ruolo determinante per le esigenze del clan in quanto non solo di supporto al fratello Gaetano, laddove era impegnato in attività di interesse del clan, ma anche di altri affiliati con i quali si relazionava in prima persona, sia pure in modo riservato.

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